Video appunto: Napoleone - Politica finanziaria
Quando il governo della Francia passò in mano al Direttorio, spettava a quest’ultimo organismo il risanamento monetario e finanziario del paese. Ad esso si dovette il ritorno della circolazione metallico, l’abolizione del corso forzoso (cioè della non convertibilità tra la moneta e l'equivalente in metallo prezioso), l’inizio della riorganizzazione di tutto il sistema delle imposte dirette e indirette e sistemazione del debito pubblico.

Napoleone continuò su questa strada e soprattutto ne completò l’opera. Intanto, egli iniziò con il riordino dell’esazione delle imposte dirette che riteneva costituissero la formazione della base del bilancio; quindi, tolse la compilazione dei ruoli dei cittadini tassabili ai municipi per evitare che fossero gli interessi locali a stabilire le liste dei contribuenti, infine, organizzò il servizio di esazione. Nel 1765, furono ristabilite e riordinate le imposte sui consumi e in genere tutte le imposte indirette. Una volta rimesse in ordine le entrate, Napoleone si preoccupò della politica di gestione del Tesoro Pubblico, creando appositi organi. Innanzitutto il dicastero del Tesoro fu distinto dal quello delle Finanze. Istituì anche una’apposita cassa con funzione di Banca del Tesoro moderna con lo scopo di ricevere tutti gli introiti ed emettere buoni del tesoro per ammortizzare i debiti. Napoleone si trovò anche in eredità i debiti e i buoni-due terzi del Direttorio. Quest’ultimo si era rassegnato alla bancarotta dei "due terzi" cioè la Francia rinunciò a pagare i due terzi del suo debito pubblico, consolidando l'ultimo terzo iscrivendolo nel gran libro del debito; infine, per sembrare credibile agli occhi dei creditori, nel 1798 aveva creato una nuova imposta sulle porte e sulle finestre. In altre parole, nel 1797 quando il ministro delle Finanze del Direttorio, Ramel, aveva sospeso la contrattazione dei titoli di Stato e, in seguito, fece votare una legge che annullava i due terzi del debito pubblico. Fu l’ultima insolvenza dello Stato francese giustificata da Ramel con parole che assolvevano il suo governo incolpando chi aveva retto il Paese nei decenni precedenti. Napoleone liquidò i debiti del Direttorio con una rendita del 3% e pagò i buoni-due terzi un quarto del valore nominale: i titoli erano talmente screditati in pochi anni che la maggior parte dei possessori dei titoli rimasero soddisfatti.

Napoleone creò anche la Banca di Francia, finalizzata a favorire il credito commerciale e industriale, riservandone allo Stato la sorveglianza. Inoltre, risanò la moneta che, per qualche tempo, durante il blocco continentale, nel cambio supererà la sterlina inglese. Sollevò anche le sorti della rendita pubblica giungendo a portarla a 90, ma mai raggiunse la parità A questo proposito, occorre ricordare che Napoleone era contrario alle speculazioni in Borsa. Nell’insieme si può dire che Napoleone provava un vero terrore nei confronti dei debiti ed era molto contrario ai prestiti. Sostanzialmente, la sua amministrazione era economa e restia allo spreco per cui, in questo campo, si può dire che egli seguisse la tradizioni di Colbert e di Montesquieu.