Nel Seicento si assiste alla nascita di due forme contrapposte di sviluppo in quel territorio europeo ormai ben delineato politicamente: la prima forma è prodotta dagli stati settentrionali, come l’Inghilterra; la seconda dagli stati mediterranei, come la Spagna. Il primo modello prevedeva uno sviluppo incentrato sul capitale, concetto introdotto già dalla regina Elisabetta I, sostenuto dalla classe sociale nascente della borghesia e dalla nuova forma di religione protestante che andava espandendosi in quei Paesi. La popolazione che ricercava nell’investimento la propria realizzazione, era sostenuta da un governo che componeva riforme mirate sempre più ad un libero mercato globale. Il secondo modello sosteneva una politica incentrata su una colonizzazione mirata all’importazione di beni, i quali venivano sperperati in madrepatria da un sovrano che non permetteva la nascita di autorevoli classi sociali, accogliendo in sé tutto il potere governativo. Questa forma predicava un investimento mirato più all’acquisizione di cariche politiche, che introducevano a privilegi altrimenti irraggiungibili, che all’accumulazione di denaro vero e proprio. Le differenze politico-economiche di questi due modelli ponevano le basi per una differenza a livello di sviluppo: quando nei primi Paesi si andava sempre più verso una struttura moderna, nei secondi si calpestavano sentieri tradizionalisti che rallentavano in modo netto il processo di modernità per arrivare, a volte, a una vera e propria arretratezza.

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