Nel Seicento due erano gli atteggiamenti politici delineati in Europa: il liberalismo, maggiormente espresso in Inghilterra, e l’assolutismo, maggiormente espresso in Francia. Entrambi gli atteggiamenti erano l’effetto della formazione degli Stati nazionali, nonostante il primo si rivelò essere più propenso alla modernità rispetto al secondo. Il tratto comune da cui partivano entrambe le ideologie era il giusnaturalismo, la condizione per la quale l’uomo nasce libero. Nel liberalismo lo stato di natura dell’uomo era quello di animale sociale non malvagio: la popolazione si univa sotto forma di stato per mantenere la pace, nonostante da soli riuscissero a detenere il controllo, attraverso una forma contrattualistica che prevedeva l’investitura del sovrano dal popolo. I presupposti per un modello liberalista sono un Parlamento autorevole, un sovrano con un appoggio popolare e la classe sociale della borghesia. Economicamente parlando si sfoga in un modello capitalista con elementi di liberismo; il cittadino è libero. Nell’assolutismo il giusnaturalismo era considerato diametralmente: il cittadino libero era di natura in uno stato di guerra ed aveva bisogno di un sovrano per mantenere la pace. Il sovrano era investito divinamente ed era ab solutum, al di sopra delle leggi. I presupposti per un modello assolutistico sono un accentramento del potere dato da una forte burocrazia, un esercito nazionale e un’economia stabile. Il denaro tarda ad auto-alimentarsi, in una condizione di perenne consumo irresponsabile e incontrollato; il cittadino è suddito.

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