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Il ritardo della Francia relativo all'espansione coloniale

La Francia fu l'ultima potenza europea a entrare nella competizione coloniale. Varie furono le cause del suo iniziale disinteresse verso le imprese d'oltremare: la frequenza degli impegni bellici che la Francia dovette affrontare tra Cinquecento e Seicento; la disponibilità di risorse nazionali sufficienti per le esigenze della popolazione; una borghesia mercantile poco propensa alle avventure.
Nella prima metà del Cinquecento, comunque, furono gettate le basi dell'impresa coloniale più significativa della Francia: l'esplorazione dell'estremo Nord americano. Nel 1535, infatti, Jacques Cartier si era avventurato nella terra che avrebbe chiamato Canada, alla ricerca di un passaggio a nord che collegasse l'America e l'Asia. Il progetto venne ripreso a inizio Seicento da Samuel Champlain, che tra il 1606 e il 1624 esplorò vasti territori, risalì i fiumi San Lorenzo e Ottawa e fondò Québec (1608).

In effetti, il tentativo di fare del Canada una colonia di popolamento fallì, data la ritrosia dei Francesi a espatriare e a investire capitali all'estero; tuttavia, l'opera di Champlain consolidò e rese durevole la presenza della Francia nel Nord America.
Un'organica politica coloniale si attuò solo per iniziativa di Richelieu, il quale considerava i domini coloniali una fonte di prestigio e di ricchezza indispensabile per una grande potenza. Il cardinale si occupò delle colonie anche sotto il profilo commerciale, imponendo fin dal 1627 un programma di sviluppo della marina mercantile e militare. Gli sviluppi della guerra dei Trent'anni, però, imposero alla Francia onerosi impegni bellici e ciò impedì a Richelieu di portare a compimento i suoi progetti coloniali.

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