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Il ducato di Castro


Fin dal cardinalato Alessandro Farnese si impegnò per riordinare, consolidare e ingrandirei possedimenti della sua famiglia al fine di creare una solida base per le prospettate fortune dei suoi. Si valse degli amichevoli rapporti con Giulio il e con Leone X e del potere acquisito presso Clemente v11 per ottenere la concessione di altri feudi coni relativi benefici e immunità. Con le grandi rendite a disposizione, quando divenne decano del Sacro collegio cominciò anche a far costruire nelle varie proprietà dal suo prediletto architetto Antonio da Sangallo il Giovane nuovi edifici, trai quali, una residenza a Gradoli; gli commissionò il restauro del castello di Capodimonte sul lago di Bolsena e il progetto per una fortezza a Caprarola dove poi sorgerà la fastosa villa. Riunì infine sotto il proprio controllo tutti i possedimenti farnesiani che costituivano ai tempi del suo avo Ranuccio il Vecchio un ordinato Stato alle porte di Roma e poi dal medesimo erano stati divisi tra i due rami della famiglia. Eletto papa con il nome di Paolo m, il Farnese nel 1537 nominò il figlio Pierluigi, che aveva dimostrato oltre alle doti di capitano anche qualità di intraprendente amministratore, gonfaloniere della Chiesa e sovrintendente delle opere militari dello Stato ecclesiastico. Per lui eresse in ducato i domini farnesiani, includendo Nepi e Ronciglione e creando un feudo vassallo della Chiesa che si estendeva dal mare al lago di Bolsena e confinava con r territori di Viterbo, di Orvieto e di Siena. Divenuto duca di Castro, Pierluigi Farnese, appassionato esperto di fortificazioni, si valse dell'opera del Sangallo e di Jacopo Barozzi da Vignola per restaurare le fortezze esistenti e costruirne eventualmente di nuove nei territorio, come previsto nel suo mandato. Nepi fu trasformata in un'imprendibile cittadella erigendo massicce mura a protezione dei lati più esposti e il Vignola ristrutturò la rocca che era stata rammodernata nel 1455 a cura di Rodrigo Borgia, futuro Alessandro VI e allora castellano di Nepi. Ne venne un imponente complesso con al centro una grande torre rotonda appoggiata a un edificio rettangolare, entrambi coronati da beccatelli, e intorno potenti bastioni con torri rotonde e quadrate. Il Vignola progettò e avviò la costruzione del palazzo ducale, ora sede del municipio, nel centro della città alla quale si accedeva soltanto attraverso la munitissima porta sormontata dal grande stemma di Paolo 111. Secondo un piano urbanistico del Sangallo, Pierluigi volle fare della povera cittadina di Castro la fastosa capitale del suo ducato oltre che una piazzaforte strategicamente importante per la difesa di Roma sulla strada che era stata percorsa dal Borbone e dall'Orange.

Castro fu cinta da mura e fu resa accessibile soltanto attraverso una porta secondaria, ricavata in una torre quadrata sul lato naturalmente protetto, e attraverso un accesso principale fiancheggiato da una formidabile torre rotonda e costituito da un ampio fossato rettangolare con un passaggio centrale vigilato alle estremità da torri quadrate. Su disegno del Sangallo nella cittadina furono eretti il palazzo ducale, la zecca, alcuni edifici di servizio e, per conto di notabili del ducato, varie residenze. Prendendo possesso nel 1545 del ducato di Parma e Piacenza, eretto per lui da Paolo III, Pierluigi lasciò al figlio Ottavio il ducato di Castro, diminuito dei territori di Nepi che, insieme con Camerino, fu retrocessa alla Chiesa. Quando, dopo l'uccisione del padre, nel 1549 Ottavio gli subentrò a Parma, il ducato fu negletto e r proventi furono dati in appalto. I Farnese poterono conservare Castro dopo la guerra del 1641 quando il ducato divenne oggetto delle mire dei Barberini, ma soccombettero nel 1648 davanti alle truppe inviate da Innocenzo x a occupare il feudo per soddisfare le pretese dei creditori dei Monti farnesiani. Castro fu conquistata e rasa al suolo e il ducato fu espropriato dalla Camera apostolica che si impegnò a pagare i debiti lasciando ai Farnese una facoltà di riscatto della quale essi non riuscirono a valersi.

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