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Il declino dell’Impero di Carlo V


Tra il 1555 e il 1556, nel momento in cui, grazie alla pace di Augusta (1555), l'Impero riacquistò una parvenza di quiete dopo trentacinque anni di dilanianti conflitti religiosi, Carlo quinto prese la decisione, del tutto inconsueta per un sovrano, di ritirarsi, dividendo in due la propria eredità. Al figlio Filippo secondo (1556/1598) assegnò la Corona di Spagna e i possedimenti a essa connessi (il Mezzogiorno d'Italia, lo Stato di Milano, i Paesi Bassi, gli sconfinati territori del nuovo mondo), al fratello Ferdinando primo, che già nei decenni precedenti aveva rappresentato l'imperatore a Vienna, consegnò la Corona austriaca e la responsabilità dell'Impero.
Da quel momento in poi gli Asburgo, che erano stati per qualche decennio con Carlo quinto padroni o arbitri della quasi totalità dell'Europa occidentale, furono divisi in due rami distinti: uno spagnolo, insediato a Madrid, l'altro austriaco, a Vienna. Una volta effettuata la divisione, l'uomo che era stato sovrano di Spagna e d'Austria, oltre che sacro romano imperatore, abbandonò gli ambienti di corte e si ritirò in un convento a Yuste, nella regione spagnola dell'Estremadura, dove morì due anni più tardi, nel 1558.
L'anno seguente, la pace siglata a Cateau-Cambrésis (1559) tra Filippo secondo di Spagna ed Enrico secondo di Francia sancì la sospensione del conflitto che per mezzo secolo aveva contrapposto su vari scenari del continente gli Asburgo e i Valois. Il regno di Spagna e quello di Francia uscirono da quella pace con la conferma di essere i principali protagonisti di una fase storica nuova, contraddistinta dall'indebolimento e in qualche caso dalla scomparsa, in varie parti dell'Europa occidentale, degli Stati minori (ducati, contee, signorie, singole città-Stato). Si trattava, infatti, di formazioni politico-territoriali troppo piccole e poco coese internamente per potersi permettere di assoldare gli eserciti mercenari, ormai affermatisi come carta vincente in qualsiasi conflitto, o di giocare efficacemente sul piano delle schermaglie diplomatiche, anch'esse determinanti per la buona o per la cattiva sorte degli Stati.
Sul piano politico la carta dell'Europa usciva semplificata, con la tendenza da parte degli Stati ad affermarsi autonomamente, sfruttando anche quella crisi
che da tempo ormai attanagliava l'Impero e alcune delle unità minori che lo componevano. La pace sanciva altresì il predominio spagnolo sull'Italia, destinato a durare fino al 1715.
Completamente diversa era invece la situazione religiosa del continente, poiché l'Europa della fede risultava ormai essere irrimediabilmente divisa.
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