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L'Italia del 1900

1896-1908 l’economia italiana conobbe una fase di crescita e di profonde trasformazioni, condizioni di tale sviluppo furono per esempio il protezionismo e le tariffe doganali, e l’intervento dello Stato nel settore dell’industria pesante. Il settore tessile, l’industria saccarifera, l’industria siderurgica, idroelettrica e meccanica crebbero e si modernizzarono. Oltre al protezionismo e alle commesse pubbliche ci fu inoltre il riordino del sistema bancario nel 1893 con la nascita della BANCA D’ITALIA, cioè la banca centrale incaricata per la regolazione dell’emissione di moneta.
Questo sviluppo però fu caratterizzato da un DUALISMO ECONOMICO fra nord e sud del paese accentuato in parte dal protezionismo. Infatti il protezionismo ebbe l’effetto di approfondire il divario fra la produttività dell’agricoltura settentrionale e quella meridionale che non si rinnovò. Il tessuto industriale si stava formando concentrandosi principalmente nel triangolo industriale nel nord, ovvero Milano, Genova e Torino, favorito dagli investimenti della presenza di una borghesia industriale dinamica. L’italia si sviluppò in modo crescente al Nord, mentre diventava sempre più grave il ritardo delle regioni del Mezzogiorno. La questione meridionale diveniva così uno dei grandi nodi irrisolti della società italiana. Di conseguenza le masse contadine sopravvivevano a malapena così iniziò a prendere parte un FENOMENO MIGRATORIO fino alla fine dell’800 dalle regioni settentrionali verso l’America latina, a partire dal nuovo secolo si verificarono masse migratorie dal meridionale agli Stati Uniti. Le condizioni nelle campagne italiane rimasero a lungo pessime, inadeguato regime alimentare, altissima mortalità dovuta a tifo, colera, vaiolo, malaria e pellagra. Inoltre gravavano il tutto le pesanti imposizioni fiscali , la crisi agraria e la scelta protezionistica. Lo sfruttamento dei lavoratori aumentava e iniziarono le prime rivolte come quella dei Fasci siciliani. Nelle campagne padane si formò un proletariato agricolo bracciantile che maturò rapidamente una forte solidarietà e coscienza sindacale, infatti si sviluppò un movimento sindacale contadino. Obiettivo delle agitazioni erano l’aumento della paga, il controllo del collocamento e l’imponibile della paga, cioè l’adozione di regole che vincolassero gli agrari nell'assunzione di braccianti. Al contempo però si stava formando anche un proletariato industriale sempre più esteso con salari bassissimi, nessuna garanzia del posto di lavoro e del salario, multe, trattenute, punizioni, regolamenti di fabbrica vessatori; larga diffusione del lavoro minorile, controlli minuziosi e asfissianti non solo sul lavoro, ma anche sulla vita privata dell’operaio. Nacque il sindacalismo organizzato che diede vita alle Camere del lavoro che organizzavano su base territoriale lavoratori di diversi settori. Nel 1906 nacque la CONFEDERAZIONE GENERALE DEL LAVORO chiamata CGL. Gli scioperi aumentavano considerevolmente. Gli obbiettivi erano: aumenti salariali, riduzione della giornata lavorativa, assistenza in caso di malattia e suffragio universale e diritto di sciopero.

Nei decenni successivi all'Unità il movimento operaio italiano aveva visto prevalere la componente mazziniana, ostile alla lotta di classe e soprattutto l’ANARCHISMO, che rifiutava la partecipazione alla vita politica, che fu a lungo dominante in Emilia e nel meridione. Con lo sviluppo del proletariato industriale settentrionale, infatti erano sorti diversi gruppi di orientamento socialista, opposto agli anarchici. Nel 1892 nacque a Genova il PARTITO SOCIALISTA ITALIANO dal milanese FILIPPO TURATI. Con esso si costruiva in Italia il primo partito moderno di massa e il movimento dei lavoratori entrava a pieno titolo nella lotta politica e parlamentare. Il nuovo partito contribuì alla salvaguardia della libertà democratica radicandosi soprattutto presso la classe operaia e il bracciantato agricolo settentrionale.
Fra il 1898 e il 1900 ci fu la crisi di fine secolo. Nella primavera 1898 in seguito ad un’annata di cattivi raccolti esplosero in tutto il paese moti spontanei, non organizzati dai socialisti, contro il rincaro del prezzo del pane: il popolo affamato prese d’assalto i forni, i mulini e i municipi. A Milano per esempio la folla venne cannoneggiata il 6 maggio 1898 provocando vittime, fu proclamato lo stato d’assedio a Milano, Livorno, Firenze e Napoli. In questo periodo venne limitata la libertà di stampa, di associazione e di riunione.
I socialisti si mobilitarono alla camera in difesa delle libertà costituzionali, attuando per la prima volta l’ostruzionismo parlamentare ovvero l’impedire la votazione di una legge moltiplicando e allungando a dismisura gli interventi dei deputati facendo prevalere Giolitti.
Nel giugno del 1900 il governo fu affidato a Giuseppe Saracco per un governo di transizione durante il quale un grave attentato terroristico scosse nuovamente la vita del paese: il 29 LUGLIO 1900 il re UMBERTO I fu ucciso a Monza dall'anarchico GAETANO BRESCI che voleva vendicare le vittime dell’eccidio di Milano. Il nuovo re fu Vittorio Emanuele II che affidò il governo a GIUSEPPE ZANARDELLI.

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