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[br]Controriforma - Libri e scuole

Nel 1559, venne predisposto il primo rigoroso Indice dei libri proibiti e nel 1571 tenne la sua prima seduta la Congregazione dell'Indice con il compito di aggiornare la lista dei testi contrari alla dottrina cattolica e più in generale di vigilare sulla stampa. Lutero affermava: "La stampa è l'ultimo dono di Dio, e il più grande. Per mezzo suo difatti, Dio vuol far conoscere la causa della vera religione a tutta la terra, fino ai confini del mondo". La Chiesa cattolica invece temeva il libro a stampa come principale pericolo per la diffusione di idee eretiche e di interpretazioni distorte della Scrittura. Furono condannati non solo autore e tipografi protestanti ma anche ogni forma di espressione che sembrasse andare contro l'ortodossia. Vennero vietati o espurgati testi letterari, filosofici, scientifici, storici e giuridici.
L'azione rigoroso della censura non solo mise in crisi l'industria tipografica, ma causò anche la perdita di numerose opere, incenerite nei periodici roghi, e soprattutto il rallentamento di quell'opera di alfabetizzazione che nell'Europa riformata era favorita proprio dalla lettura della Bibbia nelle lingue nazionali.

L'attenzione per la diffusione di una cultura cattolica andò di pari passo con le regole per l'educazione dei fanciulli. Accanto a bandi e avvisi che avevano valore generale, l'attenzione della Chiesa era rivolta particolarmente all'educazione dei figli delle famiglie benestanti, che potevano scegliere sia l'educazione privata con un precettore, sia l'educazione nelle scuole o nei collegi, in quanto era ritenuto fondamentale il principio secondo cui "a un buon cristiano corrisponde un buon cittadino". "La società ha bisogno di cittadini di fede sicura - ha scritto la storica Ottavia Niccoli - perché l'obbedienza alla Chiesa è garanzia di obbedienza allo Stato".

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