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Il conformismo culturale indotto dalla Controriforma

La Chiesa della Controriforma, nella seconda metà del Cinquecento e nella prima metà del Seicento, esercitò un predominio sulla cultura ufficiale, sancendo la riaffermazione del principio di autorità rispetto alla genialità artistica che aveva contraddistinto la civiltà rinascimentale. Il programma di reazione cattolica alla Riforma protestante, stabilito durante il Concilio di Trento (1545-1563), prevedeva il controllo della società e della produzione culturale mediante le pratiche repressive del Tribunale dell’Inquisizione e dell’Indice dei libri proibiti, nonché un progressivo assoggettamento della politica e della libertà di pensiero ai precetti morali e religiosi. Contro il conformismo culturale della Controriforma, polemizzarono alcuni autori che però non ebbero la forza, né organizzativa né propositiva, di abbattere la maestosa impalcatura eretta dalla Chiesa cattolica. Alcuni di questi, le cui opere d’argomento filosofico, storico, politico, scientifico, si rivolgevano ad un pubblico non specialistico, furono ostacolati, perseguitati, censurati, anche condannati, dalle autorità istituzionali ed ecclesiastiche. Allo sviluppo di quella che possiamo definire una letteratura d’opposizione alla cultura ufficiale della Controriforma contribuì il concetto di autonomia della scienza dalla filosofia e dalla teologia, che si era fatto largo a fatica nel corso del Cinquecento e, nel Rinascimento, si era affermato grazie agli studi di Leonardo da Vinci. Nuove metodologie di ricerca ed alcune importanti invenzioni tecniche, come ad esempio il cannocchiale, avevano diffuso una nuova concezione dell’uomo e dell’universo, non più basata sul principio d’autorità, né sulle teorie di Aristotele, che la Chiesa, però, aveva fatto derivare direttamente dalla rivelazione cristiana.
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