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Il concilio di trento e la Controriforma


Il concilio assegnava alla chiesa un analogo ruolo di mediazione anche a proposito della relazione tra il fedele e la Bibbia. Il concilio vietò di interpretare le Sacre Scritture in modo diverso da come le interpretava la chiesa. Lutero riteneva che tutto ciò che era scritto nella Bibbia e nel nuovo testamento era da prendere come unico e vero. Al contrario il concilio, riteneva che altre cose come il purgatorio e le indulgenze, anche se non detto nella Bibbia, erano cose vere, realmente vissute. Tuttavia però, Lutero e Calvino, decisi a eliminare tutte le credenze e i riti non attestati in modo esplicito dal Nuovo Testamento, furono certamente i riformatori più radicali. In primo luogo venne fissato con estremo vigore, per i vescovi e i preti, l’obbligo di residenza nelle diocesi e nella parrocchia di cui erano responsabili. Però sì vietò di dare ai preti più diocesi da gestire, per il cumulo di beneficio. Per migliorare l’istruzione dei preti, furono istituiti i seminari, cioè scuole che servono per migliorare i preti.
Il prete non poteva sposarsi e i Vescovi non potevano compiere periodiche visite pastorali. Fino a qui regole dure ma giuste. Però molti preti in casa avevano donne che davano figli. I vescovi più “zelanti” come Carlo Borromeo e Federico (cugino) intervennero allontanandogli le donne da essi.

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