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Concetti Chiave

  • La rivoluzione francese del 1789 è scaturita da tensioni sociali ed economiche dovute a guerre dispendiose e a un sistema fiscale gravoso per il terzo stato.
  • La nobiltà e il clero, esenti da tasse, accumulavano ricchezze, mentre il terzo stato, gravato da imposte, si trovava in una situazione economica critica.
  • Una crisi agricola tra il 1788 e il 1789 ha portato a un aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, alimentando il malcontento popolare.
  • Gli Stati Generali, convocati raramente, rappresentavano una debolezza del re e non offrivano un reale supporto alla governance, aggravando le tensioni politiche.
  • Il terzo stato, dopo il rifiuto del re di modificare il sistema di voto, si autoproclamò Assemblea Nazionale, segnando un punto di rottura decisivo nella crisi politica.

Le cause della rivoluzione francese

Per comprendere appieno quelle che furono le cause e le conseguenze della celebre rivoluzione che scoppiò in Francia nel 1789, non possiamo che ricordare qual era la situazione di una dei maggiori stati europei al principio del 700. La Francia, infatti, tra il 600 e il 700, era stata governata da Luigi XIV, il quale aveva costretto la Francia a intraprendere delle guerre molto dispendiose dal punto di vista economico e con poche acquisizioni territoriali: il dispendio economico per le guerre aveva fatto sì che il popolo francese, già subissato da una gran quantità di tasse, dovesse pagarne ancora in numero maggiore e ciò aveva attirato l’odio e il malumore del popolo verso la figura del sovrano. L’unica classe sociale che non doveva versare tasse alle casse statali francesi erano appunto i nobili, coloro che detenevano, insieme al clero, quasi il 100% dell’intera ricchezza prodotta in Francia e che erano stati ospitati dal sovrano all’interno della reggia di Versailles, dove conducevano una vita spesa nel lusso più sfrenato.

Neppure l’Illuminismo era riuscito ad attecchire in modo fruttuoso né dal punto di vista teorico, con le famose dottrine di Montesquieu e Rousseau, né dal punto di vista pratico con il dispotismo illuminato. Di conseguenza già la situazione dello stato francese agli inizi del secolo non lasciava presagire un esito pacifico, in quanto era sotto gli occhi di tutti il fatto che la continua tendenza a far pesare il bilancio soltanto su una classe sociale, ossia quello che verrà in seguito chiamato terzo stato, formata da tutti coloro che non appartengono né alla nobiltà né al clero, avrebbe portato anche a una crisi economica, poiché proprio la classe borghese, il ceto medio, dovendo spendere tutti i soldi guadagnati in tasse avrebbe causato un rallentamento dell’economia di grande portata.

Il malcontento del popolo francese

Poiché tale situazione era continuata per molti anni anche dopo la morte di Luigi XIV, massimo rappresentante dell’assolutismo, l’economia era al collasso, in quanto, come accennato già in precedenza, tutte le risorse venivano incamerate dallo stato, non vi era stata l’attivazione dell’attività economica e quei molti che pagavano spendevano tutti i loro soldi per le tasse.

La crisi agricola e politica

A ciò si andò ad aggiungere una pesante crisi agricola che la Francia dovette attraversare tra l’88 e l’89, che non furono due anni di vera e propria carestia, bensì due anni in cui la domanda di prodotti agricoli non venne coperta totalmente, vi fu un conseguente aumento del prezzo del prodotto agricolo e molte fasce della popolazione che non si potevano permettere di acquistare il prodotto ad un costo inferiore rimasero senza un bene di prima necessità come era il cibo. Si ebbe quindi un accrescimento del malcontento e si aggiunse, alla situazione già critica della Francia, un nuovo motivo di protesta. Altra causa dello scoppio della rivoluzione francese fu la suddivisione dal punto di vista politico, che era ancora legata alla concezione tipica del 1600, che vedeva la società divisa in stati o ordini. I rappresentanti dei tre stati o ordini si riunivano soltanto nell’unico organismo rappresentativo, gli Stati Generali, un organismo che però non era stabile, in quanto l’ultima convocazione risaliva a ben 175 anni prima dello scoppio della rivoluzione nel 1614 e ciò ci fa anche comprendere la penetrazione dell’assolutismo in Francia.

Il ruolo degli Stati Generali

Gli Stati Generali non venivano considerati, come invece capitava con il dispotismo illuminato, un mezzo di aiuto per il sovrano, bensì la convocazione di questi ultimi era considerata una forma di debolezza da parte del re, che chiedeva aiuto la popolo in un momento difficile, una sorta di ultima spiaggia. La nobiltà invece all’epoca era una sorta di parassita a corte, che viveva nel lusso e non versava le tasse, mentre il clero non era omogeneo, in quanto vi era un alto clero, facilmente identificabile con i cardinali, i vescovi che appoggiavano l’operato del re, e un basso clero, composta da preti di campagna che si identificavano nella situazione vissuta dal popolo. A ciò si andò ad aggiungere anche il fatto che Luigi XIV inizia a rendersi conto che l’unico modo per uscire dalla crisi economica era togliere o in parte o tutti i privilegi di cui godeva la nobiltà; di conseguenza la nobiltà insorge e fa pressione per la convocazione degli Stati Generali. Il sistema di voto degli Stati Generali era molto particolare: ognuno dei tre stati o ordini votava al suo interno, risultava quindi un voto per ognuna delle classi rappresentati e nel momento in cui due di esse avesse preso la stessa decisione l’altro voto sarebbe stato inutile.

Il sistema di voto e le tensioni

Gli Stati Generali si esprimono sull’abolizione dei privilegi della nobiltà e poiché essa poteva contare sul sostegno del clero, voleva che dagli Stati Generali uscisse una presa di posizione ufficiale. A sua volta il re spera che dagli Stati Generali esca una considerazione di buon senso, per far presente che ogni parte del regno doveva fare la sua parte. Durante i lavori e le discussioni il terzo stato esprime le sue perplessità sul sistema di voto e vuole che esso venga modificato a favore del voto per testa; il re però si rende conto che ciò avrebbe destabilizzato ulteriormente il paese, che sarebbe caduto in mano al terzo stato e il re stesso non voleva inimicarsi la nobiltà, a cui aveva chiesto già troppo con la riduzione dei loro privilegi.

Di conseguenza per mantenere una certa forma di equilibrio tra i due ordini che avevano avanzato le loro pretese il re decide di raddoppiare il numero di rappresentati del terzo stato ma mantiene il voto ancora per ordini e quella che doveva essere una soluzione vantaggiosa per entrambi gli ordini scontenta entrambi perché la nobiltà vede crescere il potere del terzo stato e quest’ ultimo si sente defraudato. A giugno, il terzo stato, dopo aver fatto ulteriori pressioni sul re affinché si cambi il sistema di voto e dopo aver ottenuto il suo rifiuto, si riunisce da solo nella famosa sala del giuramento della pallacorda e si autoproclama assemblea nazionale.

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Domande da interrogazione

  1. Quali furono le principali cause economiche della rivoluzione francese?
  2. Le cause economiche includevano le guerre dispendiose di Luigi XIV, che portarono a un aumento delle tasse per il popolo, già oppresso da un carico fiscale elevato. Questo malcontento si intensificò con la crisi agricola del 1788-1789, che aumentò i prezzi dei beni di prima necessità, aggravando la situazione economica del terzo stato.

  3. Come influenzò l'Illuminismo la situazione in Francia prima della rivoluzione?
  4. L'Illuminismo non riuscì a radicarsi efficacemente in Francia, né teoricamente né praticamente. Le idee di Montesquieu e Rousseau non portarono a un cambiamento significativo, contribuendo a una crescente insoddisfazione verso un sistema che gravava pesantemente sul terzo stato.

  5. Qual era la struttura sociale della Francia pre-rivoluzionaria?
  6. La società francese era divisa in tre stati: nobiltà, clero e terzo stato. Solo i nobili e il clero erano esenti da tasse, mentre il terzo stato, composto da borghesi e contadini, sosteneva il peso fiscale, creando tensioni sociali e malcontento.

  7. Quale ruolo giocarono gli Stati Generali nella crisi politica francese?
  8. Gli Stati Generali, convocati raramente, erano visti come un segno di debolezza del re. La loro convocazione nel 1789 evidenziò le divisioni tra i tre stati e il desiderio del terzo stato di riformare il sistema di voto, che era a favore della nobiltà e del clero.

  9. Come si sviluppò il conflitto tra il terzo stato e la nobiltà durante gli Stati Generali?
  10. Il terzo stato chiese una modifica del sistema di voto per testa, ma il re mantenne il voto per ordini, causando insoddisfazione in entrambe le parti. Questo portò il terzo stato a proclamarsi assemblea nazionale, segnando un passo decisivo verso la rivoluzione.

Domande e risposte

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