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Carlo V: ascesa al potere e conquiste territoriali


Alla fine del Quattrocento in Europa esistevano almeno cinquecento entità territoriali che avrebbero potuto diventare veri e propri Stati, anche se gran parte del paesaggio europeo era ancora dominato dall'Impero. L’autorità dell’imperatore, in teoria immensa, era però percepita dalle diverse entità politiche presenti come lontana e astratta.
Il passaggio dal Quattrocento al Cinquecento segnò in Europa una svolta importante, in quanto nacquero i primi Stati nazionali autonomi.
Nel 1789, alla vigilia della Rivoluzione francese, l'Europa era ancora suddivisa in circa trecentocinquanta unità politiche, mentre nel 1900 se ne contavano solo 25.
Questa lenta e progressiva trasformazione ebbe inizio con l'affermarsi dello Stato moderno, guidato da un sovrano e dalla dinastia ereditaria a lui legata. Questi è riuscito a imporre con la forza delle armi la propria supremazia sulle città, sulle signorie e sui feudi di un determinato territorio. Gli elementi distintivi dello stato moderno europeo sono tre: la creazione di un esercito permanente al servizio del sovrano; la predisposizione di un corpo diplomatico stabile incaricato di condurre all'estero la "guerra senz'armi” e di stipulare accordi e trattative con gli altri stati; la formazione di una burocrazia di ufficiali capaci di attuare in tutto il territorio le direttive sovrane e di ottenere le risorse fiscali necessarie per il mantenimento dell’esercito.
Oltre a imporsi su feudatari e città, i diversi sovrani cercano di contrastare anche il potere del papato e di sottomettere la Chiesa affidando le maggiori cariche ecclesiastiche a persone fidate. Cercano dunque di realizzare una Chiesa "nazionale" e di allentarne i legami con Roma. Al tempo stesso, le monarchie del Quattrocento e del Cinquecento tentano di sottrarre il potere all’Imperatore e cercano di creare un equilibrio autonomo mediante l’uso delle armi e della diplomazia.
Le prime unità politico-territoriali in Europa si crearono alla fine del quattrocento, quando i Valois in Francia e i Tudor in Inghilterra riuscirono ad affermare la propria autorità sulle casate rivali e a conquistare il controllo dii tutto il territorio. La Bretagna, la Borgona e l’Aquitania entrarono a far parte del regno di Francia, mentre i Tudor consolidarono il proprio potere in Inghilterra. In Spagna invece il processo di unificazione non era ancora definitivamente compiuto perché, nonostante i regni di Castiglia e di Aragona si fossero uniti nel 1469 in seguito al matrimonio tra la regina Isabella di Castiglia e il re Ferdinando secondo di Aragona, ciascun regno aveva continuato a mantenere per oltre un decennio leggi e consuetudini proprie. Solo nel 1478 i due regni furono considerati per la prima volta come un unico territorio.
In Italia vi erano moltissimi stati regionali, nei quali le varie fazioni cittadine spesso controllavano il rispettivo principe, detentore di un potere aleatorio poiché non disponeva di un solido apparato militare. A causa di tale fragilità interna, nella prima metà del Cinquecento l’Italia divenne scenario di guerra di due potenti regni, la Francia e la Spagna, che ne devastarono il territorio distruggendo molte città della penisola.
Nel 1494 il giovane re di Francia, Carlo ottavo di Valois, oltrepassò le Alpi con circa 24000 uomini e si diresse verso il Regno di Napoli. Lungo il cammino percorso dal suo esercito, alcune fazioni presenti all'interno delle varie città non esitarono a sollecitare l'aiuto del re e dei suoi armati, dando vita a sanguinosi conflitti e rivelando la precarietà dei poteri presenti in molti degli Stati italiani.. A Milano il duca Ludovico il Moro consentì il passaggio delle truppe francesi attraverso il Ducato. A Firenze Piero de' Medici si schierò in appoggio a Carlo ottavo, cedendogli Pisa, Sarzana e Livorno. Una parte delle fazioni cittadine, però, insorse e lo cacciò.
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