pexolo di pexolo
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Vita

Jehan Calvin era nato a Noyon nel 1509, mentre Calvino è l’italianizzazione del suo nome originario. A causa della repressione operata da Francesco I, Calvino lascia la Francia e va in Svizzera, dove le idee protestanti avevano attecchito e si accompagnavano al fatto che la Svizzera stava sciogliendo i suoi legami dall’Impero, cercando di creare una Confederazione elvetica. Anche in Svizzera, dunque, il luteranismo aveva attecchito per un miscuglio di interessi religiosi e rapporti politici con l’Impero. Arrivato in Svizzera Calvino, che finora era stato semplicemente vicino alle posizioni luterane, comincia progressivamente ad elaborare la propria posizione teologica, soprattutto grazie all’incontro con alcuni predicatori svizzeri come Zwingli e Farel, personaggi che avevano appreso dall’area tedesca questi fermenti e continuavano ad elaborare delle ipotesi teologiche di riforma della Chiesa. Nel 1536 vengono pubblicate le sue opere più importanti, ovvero l’Ordonnances ecclesiastiques (il regolamento che egli propone alla Chiesa di Ginevra) e l’Institutio christianae religionis (gli istituti della religione cristiana, che tendeva a puntualizzare quelli che a suo avviso erano i fondamenti del cristianesimo). L’opera di Calvino ha un grande successo, anche perché è esposta in maniera molto chiara: studiando anche un catechismo per i bambini, Calvino ha un modo di comunicare con semplicità i princìpi dottrinali e questo l’aiuta a diffondere la sua dottrina; parla e scrive in francese, pertanto i suoi testi hanno una diffusione facilitata rispetto a quelli scritti in lingua latina.

Predestinazione


Dal punto di vista religioso il cardine fondamentale del calvinismo consiste nel portare alle estreme conseguenze il concetto di Sola fede. Come Lutero, Calvino ritiene che le opere umane non possano contribuire alla sua salvezza; ma egli arriva a dire che la fede non è un qualcosa che l’uomo può costruire, in quanto è un dono di Dio. Siccome la fede è un dono di Dio e Dio è onnisciente, allora da sempre Dio conosce chi avrà fede e avrà salva l’anima, così come chi non avendo ricevuto in dono la fede sarà destinato alla dannazione eterna. Ciò posto, una possibile conseguenza di questa concezione è la seguente: se qualsiasi cosa si faccia non incidesse sulla propria salvezza, allora anche se avessi fede potrei comunque compiere tutti i peccati che voglio, perché se sono predestinato mi salverò, se non lo sono sarò comunque dannato. Invece, la riflessione di Calvino porta questo ragionamento ad una soluzione esattamente opposta. Le opere buone vanno fatte per glorificare Dio e non per avere in cambio la salvezza dell’anima, ma colui il quale riesce a fare cose buone, a compiere delle azioni moralmente corrette, è uno di coloro i quali sono predestinati alla salvezza. Il comportamento umano non serve a salvarsi l’anima ma, se corretto, testimonia del fatto che si ha un’anima pura, destinata alla salvezza e che quindi si andrà in paradiso. Non solo, anche il successo economico mondano viene letto in questo senso: operando in città (Ginevra, Basilea, Strasburgo), cioè in contesti sociali dove il ceto di riferimento del predicatore è prevalentemente quello dei mercanti e dei manifatturieri, a questi borghesi (nel senso che si arricchiscono) sta a cuore il successo della propria attività professionale, inteso come segno della benevolenza divina e preconizzante una salvazione eterna, la salvezza dell’anima. È come se la predestinazione si vedesse attraverso il comportamento e i risultati delle azioni mondane.

Imperscrutabilità della volontà divina


Il criterio con cui Dio sceglie chi deve salvarsi o meno è imperscrutabile: di fronte alla volontà divina l’uomo non può opporre il proprio desiderio di conoscenza, non possiamo arrivare a capirla. Questa impossibilità risolve un problema che negli stessi anni stava attanagliando cattolici e luterani: la questione delle popolazioni americane. Se quei popoli erano stati per un millennio e mezzo all’oscuro della parola divina, questo rientrava nell’imperscrutabile disegno divino della predestinazione.

Eucarestia


Anche dal punto di vista di Calvino i sacramenti vanno ridimensionati, in maniera ancor più radicale di quanto fatto da Lutero: mentre per i luterani rimangono sacramenti a pieno titolo eucarestia e battesimo, per i calvinisti l’eucarestia è un mero rito commemorativo.

Teocrazia


Diversamente da Lutero e in opposto alla sua dottrina, Calvino rifiuta la sottomissione della Chiesa al potere politico e a Ginevra, dove la sua predicazione ottiene maggior successo, riesce a creare una vera e propria teocrazia. Ginevra era una città vescovile, quindi era retta dal vescovo; nei dibattiti teologici che avevano preceduto l’arrivo di Calvino, l’autorità del vescovo era già stata messa più volte in discussione; per altro, la città era minacciata dall’asservimento, dalla conquista da parte dei Savoia: il vescovo aveva lasciato un proprio vicario legato ai Savoia e si era allontanato dalla città, per cui aveva permesso un controllo indiretto dei Savoia sulla città. I ginevrini temevano a ragione di essere inglobati in uno Stato, di perdere la propria indipendenza. Nel 1541 Calvino, predicando a Ginevra, riesce a convincere il Consiglio generale della città (l’unica autorità fisicamente presente in città) ad aderire alle sue posizioni e a cacciare il vicario del vescovo: Ginevra perde il suo capo spirituale, il vescovo, ma anche il capo politico; infatti, l’unica autorità politica rimasta è il Consiglio comunale, il Consiglio generale, dove non erano rappresentati tutti i cittadini, ma soltanto i rappresentanti delle corporazioni e il ceto medio-alto della società. Su questo vuoto politico Calvino può istituire il suo modello di governo della società, che si concretizza nel Concistoro, un’assemblea che diventa l’organo di governo della città; al suo interno ci sono i pastori, leader spirituali della comunità spesso eletti da questa, e i presbiteri, cioè gli anziani della città. Un organo prevalentemente di tipo religioso diventa arbitro della vita politica: in questi termini è possibile parlare di una vera e propria teocrazia instaurata a Ginevra da Calvino, l’esatto contrario di Lutero, secondo cui il suddito deve sottostare alle scelte religiose del sovrano, deve obbedire al potere politico perché Dio ha dato la spada ai sovrani e a questi si deve obbedire. Calvino sottopone il potere politico alla religione perché il giusto, il predestinato, il buono, per mantenere la sua rettitudine, ha il diritto/dovere di disobbedire a un potere politico che gli dovesse imporre azioni che egli ritiene ingiuste. Le società calviniste tendono a strutturarsi come società di eletti, destinati alla predestinazione, che si comportano correttamente, hanno un atteggiamento morale molto contenuto e non accettano che una forma di potere li costringa ad alterare questi loro comportamenti.

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