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Il Barocco:
con il termine 'barocco' si indica un fenomeno di gusto e di stile che investì le diverse forme del pensiero artistico, letterario e scientifico, in un arco di tempo che coincide all'incirca con il XVII secolo, sebbene sintomi di una sensibilità “pre-barocca” siano già visibili sul finire del 500 come reazione al Manierismo e conseguenza della Controriforma. A caratterizzare il Barocco, da un punto di vista geografico-spaziale, fu la dimensione europea, che ne permise la fioritura nell'arte e nella letteratura dell'intero continente, con diverse sfumature.
La parola 'barocco' fu utilizzata in senso negativo e polemico a partire dal Settecento, epoca in cui il termine fa la sua apparizione. Il termine ha due diverse accezioni: per indicare il fenomeno culturale nella sua dimensione storica; per definire una forma dell'immaginario caratterizzata dal proliferare di elementi bizzarri e artificiosi e dalla tendenza all'eccesso, tipica del Seicento ma presente anche in altre epoche, sempre in contrapposizione all'equilibrio e all'armonia del classicismo.

Il 600 italiano è legato agli straordinari esiti artistici raggiunti con Caravaggio, Bernini, Borromini, e allo splendore del nuovo pensiero scientifico di Galileo Galilei. I contemporanei riconobbero una dimensione europea anche all'opera del poeta Giovan Battista Marino, molto apprezzato soprattutto alla corte di Francia. La Spagna visse il siglo de oro della sua letteratura, che fruttò capolavori nel teatro, con le opere di Lope de Vega e il Calderon de la Barca, nella lirica, con Gongora, e nella prosa, con il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, primo romando moderno. In Francia il Seicento è il secolo dei grandi pensatori, da Montaigne a Descartes a Pascal, e del “classicismo”, che si concretizza nella fissazione di una lingua limpida e rigorosa di cui le opere teatrali di Corneille e Racine sono l'esito più brillante. In Inghilterra, con la figura di William Shakespeare, il teatro occupa un posto preminente. Fu autore di una produzione lirica. Nella lirica il 600 inglese conobbe le sue realizzazioni autenticamente barocche, specie con la poesia etico-religiosa del predicatore John Donne.
Tradizionalmente connotato per il fasto eccessivo, per la rappresentazione stravagante, l'immaginario barocco rivela in realtà implicazioni ben più profonde e rivoluzionarie: comporta una diversa percezione dello spazio e del tempo, e quindi del movimento, e una conseguente trasformazione delle immagini della realtà; produce una nuova iconografia dell'universo e una inedita concentrazione dello sguardo, rivolto verso quella “piega dell'essere” che è l'interiorità, dell'uomo e del mondo.
Nel Seicento, l'osservazione del cosmo e le scoperte scientifiche decretano il definitivo e irreversibile declino del disegno tolemaico del cosmo circolare: lo svelamento dell'orbita ellittica dei pianeti dilata e deforma la circolarità delle sfere celesti e la dilatazione del cerchio produce un progressivo allontanamento dal centro. Giordano Bruno, osò formulare una domanda decisiva: “come può l'universo essere finito?”.
Corrisponde a questa nuova visione del cosmo la tendenza alla dilatazione e alla deformazione dello spazio, questa stessa iconografia dell'universo è riprodotta negli spazi concreti e vicini in cui si svolge la vita quotidiana degli uomini: nelle piazza, che si allungano in ellissi (San Pietro), o nelle piante delle chiese, che tendono a farsi ellittiche.
Il movimento è un tema costante della percezione del mondo e quindi dell'immaginario barocco. La forma rompe la sua staticità e si fa mutevole, in un gioco di variazioni che inganna la vista dello spettatore e ne suscita la meraviglia. Ma questa mutevolezza rivela anche una realtà profonda del mondo naturale, che in ogni sua forma è attraversato da un movimento incessante e continuamente muta, assumendo così aspetti sempre diversi e mai definiti. C'è la consapevolezza della fugacità del tempo: ogni volta che una forma muta diventando altra, la forma originaria muore. L'uomo barocco ha chiarissimo il sentimento di questa fugacità dell'essere, fragile e instabile come una bolla di sapone, e lo rappresenta attraverso gli oggetti: le nature morte, i teschi, gli orologi e soprattutto le rovine, relitti di un tempo ormai trascorso e consumato.
I grandi architetti dei 600 punteranno a trasmettere il dinamismo delle forme, rompendo la rigidità della materia con i giochi di luci e ombre, o servendosi della linea curva. La pietra simula il movimento, crea un'illusione ottica che inganna lo spettatore, fingendo, di fronte ai suoi occhi, una realtà che non esiste. Di inganni ottici abbonda anche tanta poesia barocca.
Si assiste in questo periodo ad una grande fioritura del teatro, in tutti i Paesi dell'Occidente europeo; ma lo spazio della rappresentazione non si limita al palcoscenico teatrale, perché la scena si estende e si dilata fino a comprendere l'intera realtà. L'individuo stesso è chiamato ad indossare una maschera e a interpretare il proprio ruolo, prendendo parte alla rappresentazione.
Il XVI secolo, attraversato dal conflitto per il trono imperiale tra Francia e Spagna e dalle destabilizzazioni seguite alla Riforma protestante, si avvia a conclusione con la Controriforma. I conflitti di religione, tra Stato e Stato e all'interno dei singoli Stati, e il consolidamento degli Stati nazionali sono i fenomeni che caratterizzano i cento anni che vanno, all'incirca, dalla metà del Cinquecento alla metà del Seicento. Le figure di Filippo II, re di Spagna, campione politico della Controriforma e modello di sovrano assoluto, e di Elisabetta I, propiziatrice dello straordinario sviluppo economico e coloniale dell'Inghilterra, danno l'impronta alla storia europea del secondo Cinquecento. Poi il Seicento conosce una crisi che investe in modo più significativo il sud del continente, specie l'Italia e la Spagna, mentre il nord, l'Olanda e l'Inghilterra soprattutto, si avvia verso il moderno capitalismo.
Negli ultimi decenni del 500 le lacerazioni interne, avevano relegato la Francia in una posizione marginale nel panorama europeo. L'ascesa al trono di Luigi XIII, nel 1617, affiancato dal suo potentissimo primo ministro, il cardinale Richelieu, impose però la Francia, all'inizio del XVII secolo, quale modello dello Stato nazionale moderno. Un caso a parte è rappresentato dalle Province Unite (i Paesi Bassi) modello di tolleranza religiosa e di libertà di pensiero, ormai avviate a divenire, nel primo 600, la maggiore potenza commerciale del continente.
Particolare è la situazione della Germania, frammentata sul piano territoriale e religioso dopo che, nel 1555, la pace di Costanza aveva riconosciuto ai principi tedeschi, cattolici o protestanti, il diritto di seguire la propria confessione. Così il conflitto religioso si riaccese dopo l'inizio dei 600. Le ostilità si estesero rapidamente su scala europea e si conclusero, in una prima fase, con la pace di Lubecca (1629) e la vittoria della Spagna. Le ambizioni egemoniche mostrate dalla Spagna finirono per riaccendere il conflitto, questa volta su basi politiche, spingendo all'intervento anche la Francia. La pace di Vestfalia del 1648, sancì la sconfitta della Spagna, la fine delle guerre di religione e il tramonto definitivo del potere imperiale sulla Germania; mentre si imponeva sul continente l'egemonia francese, destinata a durare fino al 1871.
Un modello di Stato prese forma intorno alla metà del secolo in Inghilterra, dove ogni tentativo di rafforzare il potere assoluto della corona era fallito. Nel 1649 il re Carlo I venne imprigionato e condannato a morte, mentre veniva proclamato il Commonwealth (la Repubblica inglese), sotto la guida del puritano Oliver Cromwell. Il suo governo però, assunse rapidamente i connotati di una dittatura militare e alla sua morte il Parlamento favorì il ritorno della monarchia. La centralità del Parlamento non poté più essere messa in discussione.
Un generale fenomeno di rifeudalizzazione, quindi di concentrazione di terre e ricchezze nelle mani di pochi, e lo spostamento delle rotte commerciali verso gli oceani, che collocava l'Italia in una posizione geograficamente periferica, decretarono il fortissimo indebolimento di quella borghesia mercantile che avve assicurato a lungo la vitalità della Penisola.
Fin dalla metà del 500, inoltre, la pace di Cateau Cambresis aveva definitivamente sancito l'influenza spagnola sull'Italia. Nel corso del 600, gli Stati italiani che erano sotto il controllo diretto della Spagna, rimasti ai margini della guerra dei Trent'anni, furono sfruttati soprattutto come fonte di entrate fiscali. Un lampo di vitalità fu la Ribellione di Napoli nel 1647, capeggiata da Masaniello: ma nel 1648 la Repubblica di Napoli venne sbaragliata e il controllo spagnolo ristabilito.
Per l'ultima volta, nel corso del 600, l'Italia conserva la sua centralità culturale. Roma, sede della Chiesa controriformata, è ancora un polo di attrazione su scala europea. Marino coltiva rapporti strettissimi con la corte di Francia ed è imitato in tutta Europa; Galilei apre la via della scienza moderna; la pittura del Caravaggio imprime un segno indelebile sull'arte europea. Sullo sfondo però, si assiste al declino di quel sistema delle corti che aveva alimentato e sostenuto la fioritura rinascimentale, mentre le dinamiche stesse della vita di corte si fanno ormai artificiose ed esteriori. I nuovi feudatari, amministratori del potere straniero, si comportano sempre più come signori locali, prepotenti e corrotti.
Il 600 è il secolo dell'espansione reale dell'Occidente europeo verso le terre lontane, sul piano commerciale, politico e culturale. Fin dall'inizio del secolo, l'Inghilterra e le Province Unite, si affacciano sulle rotte commerciali d'Oriente con la nascita delle prime Compagnie delle Indie. Proiettate verso gli stessi orizzonti, però, l'Inghilterra e le Province Unite finiscono inevitabilmente per impegnarsi in uno scontro che porta alla sconfitta e al ridimensionamento dell'egemonia commerciale olandese. Emerge intanto la nuova forza della Francia di Luigi XIV, la cui politica di espansione risponde a esigenze di prestigio, più che commerciali.
C'è un nuovo spirito coloniale e la creazione di nuovi insediamenti.
I Padri Pellegrini, sono puritani fuggiti dall'Inghilterra nel 1620 per sottrarsi alle persecuzioni religiose e giunti in America, dove fondano la prima colonia ufficiale. Nel sud e nel centro America, allo stesso tempo, si consolida il colonialismo portoghese e spagnolo, avviato fin dal secolo precedente.
In sud America, nella zona compresa tra Argentina, Cile, Uruguay e Paraguay, vengono fondati veri e propri “Stati missionari”, che mirano alla salvaguardia delle popolazioni locali contro i massacri dei colonizzatori.
Più complessa si rivela l'impresa missionaria dei gesuiti in Asia, dove lo scontro avviene con culture più radicate e forti. In India, la diversità di costumi rappresentò un ostacolo alla comunicazione della Parola evangelica. Le prime missioni in Cina, condotte dal gesuita Matteo Ricci, che tentò di entrare in contatto con le popolazioni locali, trovarono un punto di dialogo con il Confucianesimo. Il dato più rilevante consiste nello scambio culturale che le missioni avviano, cosicché l'opera di diffusione dei Cristianesimo procede parallelamente all'intermediazione del sapere scientifico e tecnico dell'Europa.
Nel corso del 600 la crisi del sistema delle corti e del mecenatismo ad esse legato, comporta una significativa riduzione dei margini di autonomia riservai all'attività culturale. Diminuiscono i committenti e vengono privilegiate quelle forme dell'arte che possono rispondere in modo più immediato a esigenze di propaganda. Il clima imposto dalla Controriforma e il modello politico dell'assolutismo limitano gli spazi di libertà. Il cortigiano del principe si trasforma il segretario.
Non mancano gli intellettuali che incarnano un profilo irregolare e divergente rispetto alla cultura ufficiale, come Bruno, Campanella e Galilei. Si affermano personalità come quella di Caravaggio o figure come quella dell'”avventuriero”, che insegue il successo cavalcando le mode, e infine (soprattutto in area francese) quella del “libertino”, che persegue un'etica improntata al relativismo e allo scetticismo, apertamente critica verso la morale dominante.
Il superamento del mecenatismo rinascimentale crea le premesse per un rapporto nuovo tra il letterato e il pubblico: diventa prioritaria la ricerca del successo. Lo scrittore finisce però per essere dipendente dal gusto dalle mode. Una nuova necessità primaria è quella di dilettare il pubblico, in vista di un successo anche commerciale.
L'unico committente tradizionale che mantiene una sua specifica funzione è la Chiesa: non solo il papa, ma anche i più importanti ordini religiosi, primo fra tutti quello dei gesuiti.
Nuove istituzioni di promozione del sapere guadagnano la ribalta. I collegi, principalmente su iniziativa dei gesuiti, raggiungono nel corso del XVII secolo una diffusione europea e un ruolo determinante nella formazione delle classi dirigenti. Le accademie, diventano il luogo privilegiato di un sapere laico e osteggiato dalla Chiesa, aprendosi ad una cultura anche scientifica. Accanto all'Accademia della Crusca (1582) si affermano quella dei Lincei e quella del Cimento. Nascono le prime biblioteche pubbliche: la Bodleian Library dell'Università di Oxford (1602) e la Biblioteca Ambrosiana a Milano (1609).
Nel XVII secolo, l'allargamento dei confini geografici del mondo propizia la collezione dell'esotico. Queste collezioni di oggetti, di reperti bizzarri e singolari, costituiscono una sorta di concreto tentativo di “contenere” e catalogare il mondo, di ricreare un mondo in scala minore. Particolare interesse riveste il fenomeno delle cosiddette “camere delle meraviglie”, collezioni naturalistiche che riunivano esemplari meravigliosi, mostruosi, tratti dal mondo naturale.

In sintesi:
Scenario politico: declino dell'Impero asburgico
consolidamento degli Stati nazionali: Francia, Spagna, Inghilterra
fioritura del modello politico, sociale ed economico delle Province Unite
marginalità dell'Italia, soggetta all'egemonia spagnola
Scenario economico: crisi dell'agricoltura (rimane prioritaria solo per Spagna e Italia)
inizi di un'economia capitalistica
conflitti per l'egemonia sui territori d'oltremare
potenza mercantile di Inghilterra e Province Unite; potenza coloniale di Spagna e Portogallo
Modelli intellettuali/istituzioni: pubblico ristretto alle classi nobiliari
declino del mecenatismo: l'artista dipende dal mercato
ruolo dei missionari per la diffusione del Cristianesimo
declino dell'istituzione Universitaria e affermazione di collegi e accademie

Una nuova visione del mondo:
nella visione umanistico-rinascimentale l'uomo era collocato al centro di un universo di forma circolare che rispecchiava la perfezione del creato e del Creatore. A partire dal secondo 500, e nel corso del 600 questa visione dell'Universo entra in crisi: l'osservazione scientifica rivela agli uomini di questo secolo il carattere mutevole dell'esistenza e del mondo, forzando così l'immagine di quel sistema circolare, chiuso e perfetto che nuove tensioni deformano in un'ellisse. L'uomo moderno, conquista ora una libertà vertiginosa e terrorizzante; inserito in uno spazio che si dilata fino a diventare potenzialmente infinito, avverte l'inquietante sua solitudine.

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