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John Adams


Con la sua presidenza continua e si conclude l’“era federalista”. Federalista, avvocato, già prima dello Stamp Act aveva sostenuto i diritti delle colonie a non farsi imporre tasse dal Parlamento britannico, e si era anche esposto contro l’act stesso. Delegato del Massachussets nei due Congressi continentali, partecipa al comitato di redazione della Dichiarazione d’Indipendenza. Inviato come diplomatico a Parigi, partecipa alla stipula della pace del 1783 con l’Inghilterra. Nel 1785 è poi ambasciatore a Londra, assumendo spesso le difese della causa degli Stati Uniti, pubblicando nel 1788 la “Difesa della Costituzione del governo degli Stati Uniti”. Rientrato in America nel 1789 viene eletto vicepresidente con Washington, con cui non ebbe semplici rapporti: doveva collaborare con Thomas Jefferson, antifederalista, Segretatio di Stato. Uno governo politicamente non omogeneo. Infatti nel 1793 Jefferson di dimette.
Nel 1796 Washington non si vuole più candidare, quindi c’è la sfida diretta Adams-Jefferson, con il primo che si insedia Presidente nel 1797. È il primo presidente che aderisce al Partito Federalista. Jefferson entra comunque nell’amministrazione, come Presidente. I federalisti cercano buoni rapporti con l’Inghilterra, ma si mantengono invece sempre equidistanti dalla Francia rivouzionaria, di cui i Repubblicani erano simpatizzanti. I difficili rapporti con il Direttorio portano da una crisi nel 1796, con l’ordinanza francese che consente alla marina militare di requisire i mercantili americani che avesse incontrato. Adams manda ambasciatori, che vengono però “contattati” da esponenti dei “servizi segreti” francesi, prima ancora di arriva dal Ministro degli Esteri Taillerand. Chiedono una tangente per poter intavolare le trattative, ma anche un prestito per la Francia. Si rifiuta e si prepara l’esercito, temendo azioni belliche. È il periodo in cui si costituisce la marina.
Adams vara gli Aliens and Sediction Acts, una serie di quattro leggi del 1798 che testimoniano le difficoltà nelle relazioni sia con la Francia che, soprattutto, con l’altro partito, accusato di tradire le intenzioni di difesa degli Stati Uniti. Secondo il governo, i Repubblicani sostenevano i francesi, mettendo a rischio la sicurezza nazionale. Una legge afferma che gli stranieri potessero acquisire la cittadinanza dopo 24 anni. Un’altra consente al Presidente di disporre delle esportazioni di massa di rifugiati stranieri, qualora avessero dato a vedere di essere critici nei confronti di governo e istituzioni. La parte relativa alla sediction aveva l’obiettivo di criminalizzare chiunque criticasse, facesse atto di sedizione, spingesse altri cittadini ad opporsi al government attraverso riunioni o la stampa. Si tratta di quattro leggi repressive, che avevano come primo obiettivo limitare la libertà degli stranieri, ma all’occasione anche neutralizzare il nemico interno, gli antifederalisti di Jefferson. I quali affermano che le leggi andassero contro il primo emendamento. Erano state varate con la prescrizione di durare fino all’ultimo giorno di mandato di Adams. La situazione peggiora al punto che il Presidente richiama il ritirato a vita privata Washington per comandare l’esercito. Quando il conflitto sembra prossimo, in Francia prende il potere Napoleone nel 1799. Molto più pragmatico, nel 1800 arriva la convenzione ce pone fine alle ostilità, ratificata dal Senato nel 1801.
Adams passò quindi alla storia come un Presidente che ha diminuito i diritti di libertà degli individui, fatto che favorì moltissimo Jefferson in campagna elettorale. E’ anche molto impopolare per le sue nomine dell’ultimo minuto, anche giudiziarie.
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