pexolo di pexolo
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Espansione

A partire dalla Caduta di Costantinopoli (1453), nel corso del ‘500 l'Impero Ottomano si espande in maniera travolgente: tra l’inizio del ‘500 e il 1566 si muovono in tutte le direttrici, sia nei territori del Nord Africa, controllati direttamente o indirettamente attraverso alleanze o sottomissioni di tipo vassallatico con i poteri preesistenti in quelle aree, sia nei Balcani, da Budapest a tutte le coste del Mar Nero, rette da vassalli dell’Impero turco; più contenuta è l’espansione verso Est, in quanto in Persia c’è il potente Impero ottomano dei Safaridi, che estende i suoi domini fino all'attuale India, contro il quale l’Impero ottomano non intende aprire una guerra: è più ostico il vicino orientale di quanto non siano le potenze cristiane che si trovano in Occidente.

Società

A capo dell’Impero ottomano c’è il Sultano, che è un autocrate, considerato dai pensatori europei il modello tipico del dispotismo orientale. Non ci sono istanze di potere alternative al Sultano, manca una stratificazione sociale che preveda l’esistenza di una nobiltà che possa fare da contraltare al potere del Sultano: egli è teoricamente padrone di tutte le terre e di tutti gli uomini che si trovano all'interno dell’Impero e detta legge senza limiti, per questo è visto come un despota dagli europei. Oltre alla nobiltà, manca anche una Chiesa organizzata: l’Islam non ha una organizzazione istituzionata come la Chiesa cattolica o le altre confessioni cristiane; mancano le associazioni di mestiere, le cosiddette ‘leggi tradizionali del regno’, cioè un passato antico a cui fare riferimento e dal quale non si può sviare: nato nel 1453 e dapprima suddiviso in popoli nomadi che facevano scorrerie, l’Impero ottomano non aveva questo passato.

Mancato sviluppo economico

C’era una fortissima tradizione militare: le élites erano formate da militari che avevano dato buona prova di sé e che ottenevano, come feudi, dei territori con i loro abitanti, non in via ereditaria ma finché sono in vita, alla loro morte tornavano al Sultano. Questo è uno dei motivi per cui il governo dell’Impero ottomano, soprattutto nelle aree non urbanizzate e più periferiche (come i Balcani), è almeno in parte una componente del mancato sviluppo economico di quelle aree: i terreni erano sfruttati dai rispettivi feudatari finché questi erano in vita, perché tanto alla loro morte essi non avrebbero avuto eredi, anche se il terreno si fosse impoverito, se le strutture agricole non avessero ricevuto adeguata manutenzione, tanto l’interesse era proprio di un’unica persona; alla loro morte i feudatari, dopo aver patrimonializzato i rispettivi territori, avrebbero così lasciato in eredità ai figli monete d’oro e argento, palazzi e quant'altro si sarebbero potuti permettere grazie alle risorse ottenute sfruttando i territori.

Legami di parentela

In tutta Europa, anche in quella orientale, uno dei motivi per cui le famiglie nobiliari riuscivano a opporre ai sovrani una certa resistenza, ma anche uno degli strumenti attraverso cui il re mantiene legate a sé alcune famiglie, erano i legami matrimoniali che esistevano fra la grande nobiltà. Nella tradizione europea e nella cultura cristiana, quando due individui si sposano e creano una famiglia si intrecciano le parentele dei familiari: la famiglia della moglie e quella del marito intrecciano le rispettive parentele e creano delle reti di rapporti reciproci, anche tra coloro che non hanno avuto parte attiva nel matrimonio, che talvolta è anche una rete di supporti reciproci, di interessi e corrispondenze. Nelle società arabo-musulmane e turche la sposa viene ceduta al marito ed entra nella parentela del marito, ma non si crea nessuna parentela fra le due famiglie: una volta che la sposa è entrata nella nuova famiglia, essa recide ogni legame con la sua famiglia d’origine; questo faceva sì che nell'harem del Sultano ci potessero essere donne schiave, plebee, rapite, cristiane, etc. proprio perché non c’erano legami fra le rispettive famiglie. Mentre un sovrano europeo non avrebbe potuto sposare una non-nobile, in quanto avrebbe imparentato il suo casato con una famiglia non-nobile, nell'Impero turco non si poneva questo problema. Questo aveva conseguenze dinastiche importanti. Da un lato, il Sultano resta il discendente di un ceppo unico, non ha parenti aspiranti al trono; le mogli, che potevano anche giocare un ruolo determinato all'interno dell’harem, non potevano ricorrere alla famiglia d’origine. Nel mondo turco e arabo è lo sposo che paga per comprare la sposa, che una volta sua, se vedova, resta serva della famiglia del marito, non torna nella famiglia d’origine. Questo elemento di diversità dal mondo occidentale, dunque, produce gruppi sociali meno coesi e meno capaci di opporre una resistenza di qualsivoglia tipo alla forza del potere centrale. Il potere del Sultano è certamente più assoluto rispetto ai monarchi europei.

Vantaggi del potere assoluto

Ma l’assolutezza del potere del Sultano poteva offrire dei vantaggi: l’Impero ottomano è religiosamente molto tollerante, perché l’impetuosa e rapida espansione ha inglobato tante popolazioni e il Sultano non ha interesse particolare acché quelle popolazioni si convertano all'Islam. Dentro l’Impero ottomano esiste il sistema dei Millet, comunità religiose di Cristiani ed Ebrei che non solo sono presenti nello Stato ottomano, ma possono accedere alle cariche pubbliche, fare carriera, il cui unico disagio consisteva nel pagare tasse più alte rispetto ai musulmani (tassa per chi non appartiene all'Islam). Quella tassa non era vessatoria: molti Moriscos, Conversos ed Ebrei che fuggono dalla Spagna vanno a vivere nell'Impero ottomano, soprattutto nelle città costiere con le quali già precedentemente commerciavano. Altro vantaggio è una duratura tradizione di buona amministrazione: il governo dell’Impero ottomano fu favorito dal potere del Sultano di scegliere per l’amministrazione del governo, ma anche per le cariche militari, in base al merito. I vertici militari dell’Impero ottomano non erano esponenti della nobiltà, come accadeva in Europa, ma erano i più bravi, spesso cristiani e spesso provenienti dalla milizia dei Giannizzeri, il corpo d’eccellenza dell’esercito ottomano, formato esclusivamente da cristiani catturati in tenera età e cresciuti in accademie militari.

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