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L’Italia meridionale nella 2.a metà del XIII secolo

Alla morte di Federico II, avvenuta nel 1250, il regno di Sicilia passa al figlio Manfredi che si fa incoronare imperatore nel 1258, nonostante il parere contrario del Pontefice. Nel 1265, in papa Clemente V chiama in aiuto Carlo I d’Angiò, fratello del Re di Francia. Egli sconfisse a Benevento Manfredi che mori in combattimento (1266) e l’anno successivo sconfisse anche Corradino di Svevia, nipote di Federico II, nella battaglia di Tagliacozzo, che dopo essere stato fatto prigionieri, fu decapitato. L’Italia meridionale passava così sotto gli Angioini.. Essi ereditarono tutto l’apparato amministrativo che aveva caratterizzato per anni i Normanni e gli Svevi. Tuttavia, gli Angioini appartenevano alla nobiltà franca, cioè provenivano da un ambiente che aveva dato origine al Feudalesimo ne in cui il ceto feudale (= baroni) rivestivano ancora una grande importanza. Ecco perché il potere fu rinnovato, ammettendo famiglie francesi feudali fedeli alla nuova dinastia. Il regno fu diviso in signorie feudali che, a scapito delle città, godevano di molti privilegi fiscali. Quindi la situazione si stava evolvendo in direzione contraria rispetto a quanto succedeva nell’Italia centro-settentrionale Italia centro-settentrionale con i Comuni.
Nel 1282, il dispotismo feudale degli Angioini provocò una sommossa, chiamata “Vespri siciliani”, soprattutto da parte della nobiltà locale che era rimasta fedele al ricordo degli Svevi. All’inizio i ribelli chiesero, ma inutilmente l’intervento del papa. Ottennero invece l’aiuto di Pietro III d’ Aragona che aveva sposato una figlia di Manfredi di Svevia. La Sicilia passa così sotto il dominio aragonese, riconosciuto ufficialmente nel 1302 con la pace di Caltabellotta: il regno di Sicilia veniva diviso in Regno di Trinacria, in mano agli aragonesi e il Regno di Napoli in mano agli Angioini
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