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Storia delle città europee - Mercati e cittadini


Mercato e commercio urbano

Ma non sopravvissero soltanto le città continentali, rimaste sempre il cuore della rete commerciale del territorio circostante, anche i quelle portuali continuarono a condurre le merci orientali all’interno dell’impero carolingio; seppure calò la domanda di alcuni prodotti specialistici, continuò il mercato delle merci rare e preziose. Questo si riscontra specialmente nelle città dell’Italia meridionale, rimaste sotto la formale autorità bizantina, che mantennero aperti i canali commerciali con l’Oriente, oltre ad attività manifatturiere nel campo tessile, artistico e navale. Passato il potere pubblico sotto le mani dei vescovi, questi tesero a legittimare il loro diritto a ricavare i proventi connessi ai pedaggi e alle tasse, in quanto era diretta espressione dei ceti eminenti urbani e, come tale, se operava bene poteva offrire alla città possibilità di arricchimento alla città nel suo insieme e ai ceti dominanti in particolare.

I cittadini

Dall’insieme di necessità (amministrative, di protezione e di controllo del mercato) che avevano le città si può dedurre che al loro interno, specialmente in Italia, si muovesse una realtà sociale articolata e complessa. Fra il cento dei mercanti e quello dei proprietari fondiari non esistette mai, in Italia, una rigida distinzione: spesso i mercanti investivano in proprietà fondiarie e molti proprietari terrieri preferivano risiedere in città piuttosto che nelle loro aziende agrarie. La permanenza di interessi reciproci ebbe importanti conseguenze, a partire dal XII secolo, nella proiezione del controllo urbano sul territorio.
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