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SOCIETA’MEDIEVALE

La società delle età medievale e moderna fino alla Rivoluzione francese era divisa in ordini o stati. In questo tipo di società la disuguaglianza era stabilita per legge e l’appartenenza a un ordine, tranne per il clero, era ereditaria; erano, infatti, rari i casi di ascesa sociale e impensabili i matrimoni tra individui di ordini diversi. Gli ordini erano: clero, nobiltà e Terzo Stato. Clero e nobiltà erano poco numerosi; circa il 4% della popolazione totale, ma la loro funzione sociale faceva sì che avessero un peso politico notevole all’interno dello Stato. Al clero vi appartenevano quanti, dai cardinali, ai vescovi, a monaci e sacerdoti, formavano il gruppo dei “ministri della religione”. Nel clero si entrava con gli ordini sacri(voti di povertà, castità e obbbedienza ai superiori) e anche una persona di umili origini poteva aspirare ai massimi gradi della scala gerarchica ecclesiastica. L’ordine del clero era diviso in clero secolare(sacerdoti) e clero regolare(monaci che seguono le regole degli ordini religiosi). Il clero godeva di particolari privilegi: non pagava le tasse o le pagava in minima parte, aveva diritto a una giurisdizione particolare che lo rendeva immune dalla giustizia e dai tribunali dello Stato, i luoghi sacri del clero godevano di immunità(diritto d’asilo).

Le rendite economiche del clero derivavano in particolare dalla “manomorta ecclesiastica” che consisteva nel complesso dei possedimenti della Chiesa: nel corso dei secoli, in seguito all’accumularsi di donazioni testamentarie, la Chiesa si ritrovò proprietaria di un gran numero di beni immobili, soprattutto di terre. Si trattava di beni che non venivano quasi mai venduti e rimanevano come irrigiditi nella mano di un morto, da lì il nome “manomorta”. Altra forma di sostentamento per il clero era la “decima” ossia di una quota-parte del raccolto che i contadini della zona dovevano versare per il mantenimento del parroco locale.
La nobiltà era un ordine sociale privilegiato; l’appartenenza alla nobiltà era data dal titolo e dalla ricchezza fondata quasi esclusivamente sul possesso della terra(feudo), considerata al tempo la vera ricchezza. Il fondamento economico e il prestigio sociale del nobile non erano determinati solo dal possesso della terra: il nobile vantava all’interno del suo feudo i “diritti di signoria”, poteva quindi esigere contributi in denaro dagli abitanti del suo feudo, era però tenuto a doveri di assistenza e di tutela nei loro confronti; al nobile era anche consentito il diritto di caccia, di pesca e di erigere mulini o frantoi.
Il nobile doveva vivere di rendita grazie al feudo e la sua rendita doveva essere tale da consentirgli sempre un tenore di vita improntato alla magnificenza e al lusso. Per questo il feudo doveva essere trasmesso integralmente al figlio maschio maggiore escludendo dall’eredità gli altri figli “cadetti” che venivano immessi nelle forze armate, nella diplomazia, nella carriera amministrativa o nel clero se maschi mentre le femmine venivano date in matrimonio o messe in convento(monacazione forzata. In base alla legge del “fedecommesso” chi era nominato erede di un patrimonio feudale non poteva venderlo nemmeno in parte, non poteva dividerlo, doveva trasmetterlo integralmente al figlio maggiore dopo la sua morte. I privilegi dei nobili erano numerosi: il nobile non poteva essere privato del suo titolo eccetto per gravi motivi, non poteva essere posto a tassazione se non in modo parziale, in caso di reato era giudicato da tribunali composti di soli nobili, era esente dalla tortura come pratica investigativa e dalle pene infamanti, aveva la facoltà di portare armi in pubblico, poteva svolgere all’interno del suo feudo funzioni di polizia e amministrare la bassa giustizia, la famiglia del nobile poteva fregiarsi di stemmi,insegne o appellativi onorifici. All’interno della nobiltà esisteva una distinzione tra grande e piccola nobiltà; i grandi nobili erano molto pochi, possedevano proprietà immense, erano particolarmente ricchi e avevano accesso alla corte del sovrano; la piccola nobiltà possedeva proprietà di limitata estensione e il suo prestigio sociale non superava i confini del proprio feudo.
Al terzo stato apparteneva la popolazione laica non nobile. Era il ceto più numeroso e sosteneva per intero l’onere delle tasse. Al suo interno conosceva diverse stratificazioni: si andava dall’alta borghesia (ricchi banchieri, grandi mercanti, proprietari di terre, di miniere e di manifatture) alla media borghesia (professionisti come medici, giudici, notai, avvocati, ingenieri o mercanti locali) fino ad arrivare agli artigiani come fabbri e falegnami, agli operai, ai minatori, ai contadini, ai lavoratori senza mestiere specifico.
La borghesia, termine che deriva da “burgensis” ossia abitante del borgo, era un gruppo sociale che doveva le sue fortune alle attività economiche tipiche della città: l’attività commerciale e lo svolgimento di professioni come l’avvocatura e la medicina. Una caratteristica della borghesia era la tendenza a nobilitarsi: ricchi e potenti banchieri e imprenditori aspiravano ad ottenere titoli nobiliari.
I contadini costituivano un gruppo sociale molto numeroso, poiché l’economia del tempo era esclusivamente agricola. Vi erano contadini-servi e contadini personalmente liberi. I contadini-servi coltivavano la proprietà terriera del nobile ed erano fissati alla loro condizione ereditariamente, non potevano abbandonare le terre nobiliari che lavoravano e non potevano possedere beni materiali, non potevano esercitare alcun’altra attività lavorativa. I contadini personalmente liberi erano proprietari di una parte variabile del territorio agricolo circostante il villaggio. I contadini liberi non detenevano la terra coltivata in piena proprietà: per questa terra dovevano corrispondere al nobile locale tributi ordinari o straordinari in caso di vendita o successione oppure dovevano lavorare gratuitamente per un certo numero di giorni le terre del feudatario in occasione dell’aratura, della semina e del raccolto.
Questi obblighi prendevano il nome di “corvées” parola francese che significa “opera richiesta”; altre “corvées” erano dovute per la costruzione e la manutenzione delle strade e delle opere in muratura del feudo. Altri contadini-liberi coltivavano le terre ecclesiastiche prese in affitto o sotto contratto di mezzadria. I contadini liberi avevano inoltre la possibilità di svolgere altri mestieri quali tessitura e filatura sulla materia prima fornita loro da mercanti che compravano poi i prodotti finiti per rivenderli. I contadini erano una massa di persone che vivevano costantemente ai limiti della povertà; bastava un raccolto andato male o una serie di annate sfavorevoli ad aggravare la penuria contadina che portava a rivolte o altre forme di protesta violenta.

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