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I signori di Toscana e Romagna


I signori di Toscana

Il Trecento il sistema signorile si espanse anche li dove sembrava meno possibile, ossia nel centro Italia, a cominciare dalla Toscana. Anche in questo caso fu determinante l’azione di Enrico VII, che diede nuovo impulso alle città ghibelline, in particolare Pisa che si erse a città stato della compagine ghibellina dopo aver battuto i Guelfi nella battaglia di Montecatini (1315). Le signorie di parte guelfa si rinforzarono, in particolare Firenze e Siena, ottenendo la protezione degli Angiò. L’esperienza di maggiore rilievo fu quella del lucchese Castruccio Castracani che creò un dominio pluri-cittadino su Pisa, Pistoia e Lucca tra 1316 e 1328. Esiliato da Lucca in gioventù egli servì sotto la coalizione scaligera e quella di Venezia per poi rientrare in città con Enrico VII. Fatto prigioniero dalle famiglie avverse venne poi liberato e reso Capitano e difensore della città per poi divenire Signore a vita e infine guadagnare anche il vicariato imperiale sulla regione da Ludovico il Bavaro. Sconfisse Firenze nel 1325 e solo la sua morte repentina ne interruppe l’avventura. Il suo profilo caratteriale ricorda molto quello dei signori lombardi come Matteo Visconti e Cangrande della Scala: vocazione militare, equilibrio politico, limitazione del Popolo.

I signori di Romagna

La prolungata assenza dei presuli ravennati creò un vuoto di potere nella regione, colmato dalla crescita di signorie locali, come quella dei da Polenta che si inserirono in un territorio con molti interessi ecclesiastici come Cervia e Comacchio. Nel 1322 Ostasio Polenta si erse a Signore eliminando nemici esterni e pure famigliari come raccontano le cronache. Ottenne carica vitalizia che passò poi al figlio negli anni ’40, ancora più violento.
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