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L’educazione dei giovani nobili


A Foligno, in Umbria, Trincia dei Trinci aveva consolidato la sua signoria a metà del Trecento con il titolo di Vicario Apostolico, creò in vent’anni uno sfarzoso palazzo signorile nel centro della città, con numerosi affreschi mariani, famigliari e naturalistici. Ugolino dei Trinci volle dare di se un immagine sacrale, cultore di ogni arte e dunque in grado di governare attraverso i precetti più moderni. Il Trecento impose anche una forte educazione verso i giovani nobili, così vennero chiamati intellettuali a costituire immense biblioteche e come educatori, prima generici e poi politici. Il tutto venne unito ad una attenta cura del corpo, con esercizi fisici e militari. A dispensare consigli potevano essere anche Signori esterni, come Carlo Malatesta in favore del giovane Giovanni Maria Visconti, il quale si ritrovò duca di Milano in giovane età ed ebbe necessità di un ottimo e rapido insegnamento. Luchino Visconti (1339-1349), figlio di Matteo Visconti e fratello dell’arcivescovo Giovanni Visconti, venne identificato da Francesco Petrarca come il “Principe Letterato”, questo per la sua cultura e in filosofo sperava che egli potesse divenire Re ed unire l’Italia, poi l’idea si spostò su Gian Galeazzo (1378-1395), primo duca di Milano e molto più potente dei suoi predecessori, unico uomo che poteva piegare Firenze e riunire la penisola. All’idea rispose la cancelleria fiorentina con Coluccio Salutati con un inno: la florentina libertas, manifesto dell’umanesimo civile, ossia il coinvolgimento degli uomini di cultura nella politica. Fu grazie all’espansionismo milanese che Firenze riuscì ad evolvere la sua famosa Repubblica, la grande antagonista dei regimi signorili.

Bibliografia

Le signorie cittadine in Italia, Zorzi

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