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Regno teutonico dagli Ottoni ai Salii


In seguito al fallimento di espansione nell’Italia meridionale, a danno dei domini bizantini, Ottone primo riuscì a rifarsi grazie al successo delle sue missioni diplomatiche, con cui fece sposare il figlio Ottone II con la nipote dell’imperatore bizantino Giovanni Zimisce. Ma da parte bizantina mancava la volontà di rispettare i patti: alla morte dell’imperatore, che aveva usurpato il trono del predecessore assassinandolo, salì al trono Basilio II, che rinnegò le scelte del predecessore, la cui nipote non aveva più un ruolo dinastico. Le spedizioni fallimentari contro i Saraceni e la morte prematura di Ottone II fecero cadere l’impero in crisi e lasciarono il trono vacante, dal momento che il figlio, Ottone III, era ancora un bambino. Grazie al supporto della nonna e della madre, a sedici anni questi riuscì comunque ad avere la successione ai titoli paterni. Ma la sua politica di Ottone III, affiancato dal precettore e poi papa Silvestro II, fu sbilanciata sul versante ideologico, in quanto riteneva che la sua autorità fosse garantita dalla sacralità del suo titolo. Perciò si scontrò con i poteri locali, forti e violenti, anche a Roma, dove fu costretto a rifugiarsi in un monastero e morì ancora giovanissimo nel 1001. Enrico II, eletto poiché oltre ad essere uno dei «grandi» del regno godeva di una parentela stretta con la casa di Sassonia, cercò di rafforzare la propria autorità nei confronti dei poteri locali, rinunciando al sogno imperiale «romano». Tuttavia non riuscì a mantenere la corona regia nelle mani della famiglia e alla sua morte fu eletto re Corrado II, appartenente alla famiglia dei Salii, di origini franche. Questi, che mantennero la corona per quattro generazioni, entrarono in conflitto con il papato, che trovò il momento più drammatico nella contrapposizione tra Enrico IV e Gregorio VII.
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