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-L'evoluzione dei rapporti tra Papato e Impero fino a Enrico IV e Gregorio VII-

Come reazione alla crisi della chiesa, nell'XI secolo c'è una “riforma” della chiesa con la quale i religiosi iniziano a predicare contro la simonia, il concubinato, la cattiva gestione delle diocesi e dei monasteri. Tra i primi centri propulsori della riforma vi fu il monastero benedettino di Cluny che sottolineò l'importanza della preghiera rispetto al momento del lavoro. Enrico III scese poi in Italia per affrontare i problemi della chiesa: egli desiderava sinceramente che la chiesa fosse guidata da persone degne. Successivamente Enrico III e gli stessi papi da lui favoriti cominciarono anche a rendersi conto che per risolvere questa crisi della chiesa bisognava renderla il più autonoma possibile, così si decise che i laici non dovessero intervenire nell'assegnazione delle cariche ecclesiastiche. Nel 1059 un concilio stabiliva che la prima scelta del candidato doveva essere compiuta dai vescovi cardinali. Ciò escludeva completamente dalla scelta del papa sia l'imperatore che le famiglie aristocratiche romane. Con Gregorio VII la riforma ecclesiastica si trasformò così nel terreno di un violento scontro tra impero e Chiesa romana: “lotta per le investiture”. Questa si concluse con il concordato di Worms che stabiliva che l'investitura dei vescovi e degli abati avrebbe avuto due momenti distinti: quello religioso e quello politico. Così la chiesa otteneva un successo formale perché il potere politico non poteva interferire nell'investitura e l'impero si vedeva garantita la possibilità di continuare a influenzare la scelta dei candidati. Questo era solo in teoria perché in pratica il papa eleggeva i vescovi italiani e l'imperatore quelli tedeschi.

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