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I pellegrinaggi nel Medioevo

I pellegrinaggi erano molto diffusi nel Medio Evo a causa della ricerca di una spiritualità più autentica che la Chiesa non era sempre in grado di garantire. Essi consistevano nel percorrere a piedi o a dorso di cavallo o di mulo le strade che conducevano alle basiliche o ad altri edifici sacri che custodivano le spoglie dei santi o alcune loro reliquie. Nella vita di un uomo del Medioevo mettersi in cammino per fare un pellegrinaggio era una decisione importante e poiché le strade erano spesso infestate da briganti, il pellegrino, prima di partire, era solito raccomandarsi l’anima a Dio e fare testamento perché l’ipotesi di morire, magari ucciso da malfattori non era così remota. Le mete più ambite erano Gerusalemme, Roma (i pellegrini , in questo caso erano chiamati “romei, Santiago di Campostela e Gerusalemme. Gli snodi principali erano Parigi per chi proveniva dall’Inghilterra, Milano per chi proveniva dal nord Europa e desiderava recarsi a Roma o a Gerusalemme e Lione per i pellegrini diretti a Santiago di Campostela, Roma o Gerusalemme. I percorsi, che prendevano il nome di via Francigena, di solito, erano effettuati via terra, ma per raggiungere Gerusalemme si poteva seguire sia un percorso via terra, attraverso i Balcani o via mare. In quest’ultimo caso, i pellegrini si imbarcavano a Bari o ad Otranto per raggiungere Costantinopoli e continuare poi a piedi, alla volta di Gerusalemme.
Attraverso il pellegrinaggio, il viandante si purificava perché il cammino terreno, in mezzo a tutte le privazioni e gli ostacoli della vita quotidiana, diventava il simbolo del cammino dell’uomo verso la Vita Eterna, in cui le differenze sociali non ci sarebbero più state e tutti i Cristiani avrebbero potuto godere della vicinanza con Dio. In questo senso, anche il cammino di Dante attraverso l’Inferno ed il Purgatorio, descritto nella Divina Commedia potrebbe acquisire il valore di pellegrinaggio per raggiungere la beatitudine.
L’abbigliamento dei pellegrini era molto semplice anche se non mancavano differenze a causa dello status sociale; comunque tutti portavano un mantello di lana per difendersi dalle intemperie un cappello a grosse falde, il bordone (= un solido bastone per facilitare il cammino) e la scarsella (= una borsa di tessuto, portata a tracolla). I pellegrini diretti a Santiago di Campostela appuntavano sul cappello o sul mantello una conchiglia, simbolo di San Giacomo. Una curiosità: oggi le caposante in francese sono chiamate le “coquilles Saint-Jacques”.
Il pellegrinaggio più richiesto era quello di Campostela, in Spagna. Qui, a partire dall’ XI secolo, intorno all’antica tomba ritenuta di San Giacomo si cominciò a costruire una basilica. Il luogo prese il nome di Campostela perché secondo un racconto medioevale, nelle vicinanze brillava una grande luce: Campostela deriverebbe, infatti, dal latino “campus stellae”. Come a Campostela, su tutti i portali delle chiese visitate dai pellegrini durante il loro lungo viaggio, era scolpito il Giudizio Universale, cioè il momento in cui, secondo la Bibbia, Gesù Cristo sarebbe ritornato sulla terra per giudicare i vivi e i morti: i peccatori venivano rappresentati nell’atto di essere trascinati all’Inferno, mentre schiere di angeli conducevano gli eletti in cospetto di Dio. Era un modo didascalico per fare riflettere i pellegrini sulla condizione finale dell’uomo.
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