“Ordines” della società cittadina milanese


Le vicende che meglio si prestano a esemplificare quanto andiamo dicendo sono quelle di Milano. Nella prima metà del secolo XI l’arcivescovo Ariberto d’Intimiano era espressione del gruppo sociale dei cosiddetti capitanei, i grandi signori stretti da legami vassallatico-beneficiari con la chiesa vescovile. A loro volta, tali grandi signori avevano legato a sé, con vincoli analoghi, altri soggetti, i valvassores. Scoppiò un acceso conflitto fra i capitanei e i valvassores, poiché questi ultimi pretendevano di trasmettere ereditariamente i benefici loro concessi. L’arcivescovo si schierò con i capitanei e gli esponenti della nobiltà minore; la situazione tuttavia si complicò per il diritto d’intervento dell’imperatore Corrado II, il quale, nell’intento di rafforzare l’autorità imperiale in Italia, emanò una disposizione legislativa che garantiva ai vassalli dei capitanei la trasmissione ereditaria dei benefici. Tali disposizioni, favorevoli all’aristocrazia minore, non garantirono però all’imperatore il controllo effettivo di Milano. Infatti quando Corrado II decise di processare l’arcivescovo milanese e pose l’assedio alla città, si trovò a dover fronteggiare la difesa compatta dell’intera cittadinanza, capitanei, valvassores e il populus, ossia tutti quei cittadini che non erano soggetti a legami vassallatico-beneficiari. I milanesi ebbero la meglio e dimostrarono come, indipendentemente dalle divisioni interne, la cittadinanza era decisa a far fronte comune rispetto a un potere esterno.
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