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Il fenomeno dell’incastellamento

All’indebolimento delle autorità regie e imperiali si accompagnò un fenomeno importantissimo: il cosiddetto “incastellamento”. Nel corso del X secolo in direzione d’Europa sorsero numerosi castelli e fortezze, spesso collocati in luoghi strategici, per controllare una strada, o offrire protezione agli abitanti di una zona. Poteva trattarsi del riadattamento di antiche fortificazioni romane, oppure di nuove costruzioni; anche le città, i monasteri, persino le chiese in alcuni casi, intraprendevano lavori di fortificazione.

Le ragioni dell’incastellamento furono diverse: le incursioni dei Normanni, dei Saraceni e degli Ungari ( che, per esempio, i documenti italici dell’epoca ricordano spesso tra le ragioni dell’edificazione di un castello) inducevano a costruire delle difese; ma anche le lotte tra la nobiltà locale o il desiderio di controllare e difendere attività commerciali spingevano alla costruzione di castelli.

Molte di queste fortificazioni sorsero spontaneamente, in assenza di un’autorità centrale capace di affrontare nemici esterni e di imporre l’ordine. In tal caso però i sovrani si videro poi costretti a riconoscere formalmente il possesso di castelli e mura ai signori e ai vescovi che li avevano eretti di loro iniziativa.

In altri casi furono gli stessi sovrani a ordinare la costruzione di castelli in zone di confine scarsamente abitate. Le fortezze erano in questo caso affidate a un custode che il sovrano o il signore (laico o ecclesiastico) sceglieva fra i suoi vassalli, rifornendo di uomini armati e remunerandolo con un beneficio adeguato, di solito di natura fondiaria ( consistente cioè in terre e uomini da sfruttare).
Analogamente a quanto stava accadendo con i feudi, anche per i castelli si affermò la tendenza a trasformare in ereditario un bene ricevuto in affidamento.

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