pexolo di pexolo
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Impero abbaside


La rivolta che nel 750 portò gli Abbasidi al potere fu sostenuta dai Persiani islamizzati, pertanto il nuovo Impero, impegnato nel consolidamento dell’amministrazione centrale secondo il modello persiano-sasanide, fu caratterizzato da un organismo politico del tutto nuovo. Sotto questo impero venne fondata la nuova capitale Baghdad, sul fiume Tigri, la città più grande del mondo coi suoi 300-500.000 abitanti. Per attuare le scelte strategiche compiute, ma non applicate, da Omar II, i nuovi califfi costruirono un apparato burocratico distinto in tre rami: cancelleria, esattoria fiscale, amministrazione delle spese militari; inoltre, decretarono loro competenza la nomina dei giudici e trasformarono la figura del wazir, dapprima semplice collaboratore del califfo, che divenne il vertice dell’amministrazione, con il compito di controllare la burocrazia, nominare i funzionari provinciali e sedere in alcuni tribunali. Altra importante decisione fu l’arresto della politica espansionistica, che secondo alcuni storici permise all’Europa di formarsi un’identità sua propria, sebbene alcuni emirati agirono di propria iniziativa conducendo autonome campagne militari che portarono, fra l’altro, alla conquista della Sicilia bizantina attraverso scorrerie piratesche. Ma la difficile situazione della Persia, in cui le autorità locali non accettavano il controllo del califfato, comportò l’intruppamento di grandi quantità di schiavi turchi e questo, assieme sia all’aumento del potere del wazir dovuto al moltiplicarsi degli uffici che alle pressioni sulle provincie fecero crescere un grande malcontento interno all’impero. Questo fu raccolto da movimenti religiosi sciiti, che promuovevano spinte autonomistiche, finché nel 945 i Buwayhidi, una dinastia locale sottrattasi al potere centrale degli Abbasidi, assunse il controllo di Baghdad.
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