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L’Idea della Morte nel Medioevo

Nel periodo del Tardo Medioevo tutte le genti hanno dovuto conoscere la morte come questione quotidiana a causa delle carestie, malattie e della violenza.
In questo periodo rispetto a altre generazioni sono numerosi coloro che muoiono da giovani a causa di malattie, come la peste, o in guerra.

Già nell’antichità si aveva paura della morte, infatti i morti erano sepolti al di fuori della città, ma col cristianesimo si era introdotto un cambiamento: i morti non portavano più spavento, poiché la morte veniva vista come un passaggio che porta a una rinascita, e per questo le tombe iniziarono ad essere poste nelle città.
Però, di fronte alla Peste del 1300 e delle rivolte violente del 1400, la morte iniziò a fare di nuovo paura, difatti inizia a diffondersi una sensazione di angoscia verso la stessa morte.

Vennero fatte molte rappresentazioni iconografiche di essa e l’immagine predominante è che la morte non fa distinzioni di classi sociali e che ne la bellezza ne la ricchezza si salvano da essa.

Rappresentazioni dell’angoscia e della superiorità della Morte famose sono “L’Incontro tra i Vivi e i Morti”, dove ritornano le antiche credenze sui morti viventi e anche il terrore verso di essi, il “Trionfo della Morte”, dove vi è l’idea di una morte selvaggia che scaglia le sue armi contro tutti (metafora per indicare la Peste); l’ultima rappresentazione è la “Danza Macabra”, dove scheletri danzano insieme a persone che non sanno di dover morire.
Comunque la Chiesa intervenne dicendo che solo chi è andato contro Dio deve temere il dolore della morte.

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