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La guerra di Chioggia fra Genova e Venezia

Fino ai primi anni del Trecento, la politica di Venezia aveva soltanto l’obiettivo di conquistare e mantenere la tradizionale supremazia marittima. Invece nel corso del XIV secolo, Venezia è impegnata su due fronti: 1) continuazione della grande lotta contro Genova per l’egemonia sui mercati del Levante ed il predominio sul Mediterraneo 2) espansione sulla terraferma. L’espansione verso la terra ferma era volta a raggiungere gli sbocchi delle valli alpine in direzione della Germania e dell’ Austria. Tutto il XIV secolo è un susseguirsi di scontri armati e di atti di pirateria nel mare Egeo fra Veneziani e Genovesi, ma anche all’0interno del morente impero ottomano. Si arriva così’ a due guerre vere e proprie. La prima, combattuta fra il 1351 e il 12355, giunse ad una pacificazione grazie all’intervento dei Visconti che allora erano signori di Genova. Ai fini della pace, si adoperò molto anche Francesco Petrarca che in quel momento era ospite dell’arcivescovo Giovanni Visconti. Una altra guerra, combattuta fra il 1378 e il 1381, vide l’episodio più importante nella guerra di Chioggia. La flotta veneziana fu sconfitta a Pola da quella genovese, comandata da Pietro Doria. Della situazione, ne approfittarono i tradizionali nemici di Venezia che si riunirono in una coalizione che comprendeva i Carraresi, signori di Padova, i duchi d’Austria, il Patriarca di Aquileia ed il re d’Ungheria. I Genovesi arrivarono a minacciare Venezia nella sua stessa laguna e giunsero perfino a porre l’assedio alla vicina Chioggia. Il pericolo fu scampato grazie all’abilità diplomatica dei Veneziani, erede della scaltrezza bizantina. Infatti i Veneziani, sotto la guida di Vettor Pisani, riuscirono a cingere d’assedio la stessa Chioggia dentro la quale i Genovesi si erano rifugiati. Mentre la lega si sfasciava, i Genovesi furono costretti a fuggire. Si giunse così alla pace di Torino (1381), negoziata con la mediazione del Conte Verde, il conte Amedeo VI di Savoia. Venezia fu obbligata a ridurre i suoi possedimenti in Dalmazia ed abbandonare il dominio di Trieste. Tuttavia ebbe il vantaggio di mantenere intatta la propria indipendenza e la propria supremazia marittima.
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