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Uomini e terre nell’Europa carolingia


Nell’età carolingia le città sono scarse e poco abitate e quasi tutta la popolazione vive nelle campagne. Siamo informati sulle condizioni di vita di quest’epoca grazie ai polittici. Essi sono inventari di beni, compilati dagli amministratori delle proprietà agricole per conto dei signore.
A lavorare le terre sono tre categorie di uomini:
• Schiavi: sono alle dirette dipendenze del padrone; gli appartengono come le terre, la casa, gli animali
• Servi casati: non sono proprietà personale del padrone. Restano legati per tutta la vita alla terra che lavorano
• Contadini liberi: essi devono subire però la concorrenza delle grandi aziende agricole: spesso perciò devono fare debiti e vendere il loro terreno.
I padroni delle terre sono ricchi e i nobili di quest’epoca. Essi risiedono nella loro curtis o villa, cioè l’azienda agricola, che ha spesso dimensioni estesissime
In Italia molte corti appartengono ai grandi monasteri e ai vescovati, che organizzano il lavoro dei contadini delle campagne circostanti.
Tutta la curtis appartiene al signore. I terreni che la compongono sono lavorati in due modi diversi:
• Il gruppo dei terreni migliori è lavorato dai servi del signore. E’ la pars dominica. Al suo interno sorge la casa in cui abita il proprietario.
• Altri terreni costituiscono la pars massaricia. Essi sono dati in affitto ai contadini liberi. Tutti questi, per pagare l’affitto, devono versare al signore una quota del raccolto.
• Inoltre coloro che lavorano i mansi affittati devono svolgere, sulle terre della pars dominica, lavori obbligatori in giornate prestabilite.
La corte è un piccolo mondo autosufficiente che produce cioè tutto il necessario per vivere, o meglio per sopravvivere. L’economia curtense è dunque un’economia chiusa; infatti il commercio è quasi assente.

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