Età comunale (Italia centro-settentrionale)
Nell'XI secolo l’Italia si appresta a un importante mutamento. Si passa dall’età feudale, basata sui rapporti di fedeltà tra signori e vassalli e da un sistema gerarchico ben definito all’età comunale.
Il contadino residente all’interno del feudo, che riceve la garanzia di protezione dal signore, a un certo punto smette di aver paura ed esce per lavorare la terra e cercare di avere una maggiore autonomia. Si incominciano a formare i borghi, posti al di fuori delle mura del feudo. Questi borghi sono abitati da uomini che ben presto si accingeranno a diventare mercanti e così incominceranno a svolgere di professione quest’attività.
Nascono in questo periodo le fiere, fulcri di scambi commerciali, posti in luoghi strategici come ad esempio a metà strada tra città importanti. Insorgono così veri e propri centri abitati, che prendono il nome di comuni. Inizialmente nascono come associazioni di mercanti, capaci di imporsi come centro di potere e come unica forma di governo per tutti gli abitanti della città. Successivamente inizieranno ad assumere poteri politici spettanti di norma all’imperatore. I comuni si evolvono nel giro di 2-3 secoli. Infatti, nella fase iniziale troviamo il comune consolare, formato da un consiglio comunale che eleggeva dei magistrati e dei consoli, i quali amministravano la città per un tempo limitato e sempre sotto il diretto controllo del consiglio, che a sua volta si divideva in consiglio maggiore il quale si occupava di questioni poco importanti rispetto a quelle del consiglio minore.

Federico I Barbarossa
I feudatari, la Chiesa, ma soprattutto l’imperatore del Sacro Romano Impero Germanico Federico I di Svevia denominato Barbarossa, videro nella nascita dei comuni una minaccia rilevante. I comuni però non si volevano dichiarare indipendenti, chiedevano maggiore autonomia per migliorare semplicemente i traffici. Federico Barbarossa scende comunque circa sei volte in Italia centro-settentrionale per tentare di revocare le regalie ai comuni, ma, siccome nessuno voleva accettarlo, si limita ad azioni dimostrative. Nomina un governatore imperiale per ogni comune a cui si proibiva ogni forma di organizzazione politica. Occupa così i territori dei comuni, ma a questo punto il Papa, temendo la troppa vicinanza del potere imperiale, si schiera dalla parte dei comuni, ed insieme a questi, anche i feudatari. Viene costituita così una Lega Lombarda, avente come simbolo il carroccio con una croce che significava l’appoggio del Papa, contro Federico Barbarossa, che verrà sconfitto nel 1176 a Legnano. Dopo di che, Federico I lascerà le regalie ai comuni in cambio del riconoscimento formale del potere imperiale.

Federico II
Enrico IV è il figlio e successore di Federico I, che sposa l’ultima erede degli Altavilla, Costanza, per volere del padre. Dalla loro unione nascerà Federico II. Diventerà l’erede di un potente impero: dal padre la Germania, dalla madre i Regni Normanni e l’Italia Meridionale. Il Papa del tempo, quale Innocenzo III (di rilevante importanza in quanto è il secondo Papa teocratico dopo Gregorio VII) si ritrova così, in difficoltà. Fortunatamente per lui, prima di morire, Costanza d’Altavilla gli affida Federico II e, furbescamente, avendo capito di possedere una potenziale fonte di potere nelle sue mani, lo educa a sua immagine e somiglianza. Una volta cresciuto e diventato imperatore, Federico II diviene consapevole del suo potere liberandosi dell’influenza del Papa ed entrando addirittura in conflitto con quest’ultimo. Decide di non occuparsi della Germania, ma di fare della Sicilia il suo regno.
Riesce a trasformarla in un eccellente regno, non solo per via della sua capacità di risolvere le situazioni col dialogo, ma soprattutto perché prende tutte le migliori caratteristiche dei popoli che precedentemente ai Normanni (che erano stati chiamati dal Papa per motivi di sicurezza) si erano stanziati in Sicilia. Prende dai Normanni la caratteristica del potere assoluto tanto è vero che nel 1231 emana le “Costituzioni di Melfi”, leggi alle quali tutti devono sottostare, nobili e potenti compresi; dagli Arabi, popolo che ha sempre dovuto adattarsi e sopravvivere, la capacità di sfruttare le risorse e l’importanza della cultura, infatti fonda la scuola siciliana che sarà poi il modello per Inghilterra e Francia; dai Bizantini, i quali erano abili commercianti e ottimi rescissori di tasse, l’apparato burocratico. Mette così delle basi per avviare al Sicilia a diventare una Monarchia Nazionale, che si basava su: un esercito personale, un buon apparato burocratico, unità territoriale e potere assoluto. Quello della Sicilia diventerà il tipo di governo più invidiato al livello europeo.

L’unico errore che Federico II commette è quello di voler esercitare potere assoluto anche al Nord, mettendosi quindi contro i comuni e il Papa che si allea con alcuni di questi poiché non costituivano una minaccia rilevante come invece la era Federico II che di conseguenza morirà in guerra nel 1249 circa.

Al Nord
Nell’XI-XII secolo, per via dei conflitti interni tra Guelfi e Ghibellini, in Italia settentrionale si ha la seconda fase di evoluzione dei comuni, si passa infatti al comune podestarile, al cui vertice si trova il podestà (uomo da fuori, che non avendo interessi politici sullo stesso comune governa correttamente) il quale rimane in carica un anno, e svolge gli stessi poteri del consiglio comunale che lo sceglieva, esercitando un potere ben più ampio rispetto ai precedenti.

Al Sud
Dopo la morte di Federico II, succederà il figlio Manfredi che seguirà le sue orme, ma che morirà ben presto, determinando la fine della dinastia svevo-normanna. Alla morte di quest’ultimo, non essendoci alcun erede degli Altavilla, il Meridione passa al papato, presieduto da Urbano IV, il quale vuole affidare i nuovi possedimenti a un feudatario fedele. Decise così di affidare i Regni delle due Sicilie al francese Carlo D’Angiò, poiché la Francia era cattolica. Questo, avendo una mentalità feudale, si ferma a Napoli (diventa capitale) instaurando un governo di tipo feudale. Questo sistema politico è però un segno di arretratezza al quale i napoletani si adattano, ma i siciliani lo rifiutano categoricamente in quanto abituati alla monarchia di Federico II.

Di conseguenza la Sicilia offre la corona al re Pietro III D’Aragona (Aragonesi provengono dalla Catalogna) re di Sardegna che aveva sposato una figlia di Manfredi. Inizierà così un lungo conflitto tra gli Angioini che pretendono la Sicilia e gli Aragonesi che vogliono avere sotto il dominio anche Napoli. Da tutto questo l’unico contento sarà il Papa. I conflitti si concluderanno con un trattato di pace di Caltabellotta col quale vengono sanciti due regni quello di Napoli e quello di Sicilia, con a capo i rispettivi imperatori.

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