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Concetti Chiave

  • I feudi, lasciati senza controllo, portavano a un disordine violento e a un clima di barbarie, con feudatari che agivano come predoni.
  • I fratelli dei feudatari, privi di terre, si lanciarono in atti di violenza, come dimostrato dal comportamento di Gerardo di Rossiglione.
  • Il papato era in decadenza, con papi spesso analfabeti e sottoposti a umiliazioni, come il macabro processo postumo di Papa Formoso.
  • Il popolo viveva in miseria, costretto a cercare rifugio nei castelli e a subire le sopraffazioni dei feudatari per la propria sicurezza.
  • Le città, minacciate dalle incursioni degli Ungari, venivano protette dai vescovi che costruivano mura e ricostruivano chiese.

Disordine feudale

I feudi che, regolati in sistema, potevano essere un buon avviamento alla vita civile, abbandonati a se stessi davano luogo ad un violento disordine e ad una cupa barbarie. Quando il pericolo comune non li univa, si buttavano uno contro l’altro. Ogni castellaccio ove si annidava un feudatario diventava un covo di predoni famelici, che s’avventavano sui rari viandanti, sui pacifici ecclesiastici; e questo perpetuo brigantaggio portava malsicurezza, miseria e una catena di vendette a non finire.

Fratelli senza eredità

V’erano poi i fratelli del feudatario, privi di titolo e d’eredità (perché il castello e le terre andavano al fratello maggiore: maggiorascato), che avevano solo il prestigio del nome, le armi e il cavallo. Questi si buttavano alla ventura come lupi feroci e affamati. Arazzo medievale che rappresenta nobili in un paesaggio, simbolo del feudalesimo e della protezione delle città.Uno di loro, Gerardo di Rossiglione, che aveva per motto “la forza è il mio diritto” lo vediamo, in una cronaca del secolo X, presentarsi davanti a una chiesa, sospingere all’interno i paesani sbigottiti, poi dai fuoco all’edificio bestemmiando Dio e i santi.

Decadenza del papato

L’opera di incivilimento impiantata da Carlo Magno era come se non fosse nemmeno incominciata. Talvolta il papa stesso, nominato dai feudatari della campagna romana, fu un rozzo guerriero quasi analfabeta, fatto segno ad insulti d’ogni specie e ad accuse infamanti. Nell’897 un papa, di nome Formoso, venne processato dai suoi nemici otto mesi dopo la sua morte. Il suo cadavere venne dissepolto, rivestito di paramenti pontificali e collocato su una sedia al cospetto degli accusatori che gli puntavano il dito contro, al cospetto dei giudici che pronunciarono la sua condanna; e, dopo il macabro processo, lo spogliarono, gli tagliarono le tre dita con cui da vivo usava benedire, lo trascinarono per il fango delle strade e lo gettarono alfine nel Tevere.

Sofferenza del popolo

Questo decadimento del papato ti dà la misura del rimanente. In questa guerra di belve fameliche, fra un’invasione e l’altra di Ungari o Arabi, puoi immaginare che vita grama facesse il povero popolo degli artigiani e dei servi della gleba. Senza conforto di preti, assai rari, come le chiese, nelle città decadenti, nelle campagne selvagge, in balia della violenza feudale, i popolani furono costretti ogni momento a fuggire dalla pianura coltivata e a chieder supplicando riparo nel castello, in cima al colle; per aver salva la vita, furono legati alla stretta sudditanza del feudatario che li difendeva e rischiava la vita per loro. Ogni sopraffazione, ogni umiliazione, ogni capriccio del signore diventavano cose legittime. Puoi immaginare che cosa successe nelle città semideserte, sulle cui piazze cresceva l’erba, prive com’erano ormai di mercanti e di traffici, col loro vescovo reso impotente in mezzo a tanta violenza. Eppure si deve proprio ai vescovi se in questa epoca taluna di esse (Milano, Bergamo, Modena, ad esempio) si cinse di mura, resistette alle incursioni degli Ungari e mise mano, perfino, alla ricostruzione di vecchie chiese cadenti, come S. Ambrogio a Milano e S. Abbondio a Como.

Minaccia degli Ungari

Quest’opera di protezione delle città si imponeva allora per la minaccia degli Ungari che, dalle regioni del Danubio, s’avventavano spesso sull’Italia. Nell’898 avevano devastato il Veneto; nel 921 assaltavano Brescia e nel 924 saccheggiavano Pavia, ove, secondo un cronista, incendiarono le chiese.

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Domande da interrogazione

  1. Quali erano le conseguenze del disordine feudale sulla vita civile?
  2. Il disordine feudale portava a violenza, barbarie e brigantaggio, con feudatari che si attaccavano tra loro e predoni che assalivano viandanti e ecclesiastici, causando insicurezza e miseria (testo).

  3. Che fine facevano i fratelli del feudatario privi di eredità?
  4. I fratelli senza titolo e eredità, come Gerardo di Rossiglione, si lanciavano in atti di violenza e predazione, approfittando della loro condizione per compiere atrocità (testo).

  5. Come si manifestava la decadenza del papato in questo periodo?
  6. La decadenza del papato era evidente con la nomina di papi rozzi e guerrieri, come nel caso di Formoso, che subì un macabro processo postumo, evidenziando la perdita di autorità e rispetto (testo).

  7. Qual era la condizione del popolo durante il periodo di violenza feudale?
  8. Il popolo, composto da artigiani e servi della gleba, viveva in miseria e paura, costretto a cercare rifugio nei castelli e subendo le sopraffazioni dei signori feudali (testo).

  9. Quale ruolo avevano i vescovi nella protezione delle città?
  10. I vescovi, nonostante le difficoltà, contribuirono alla protezione delle città, facendole cinse di mura e avviando la ricostruzione di chiese, resistendo così alle incursioni degli Ungari (testo).

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