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L’apogeo e la crisi dell’universalismo papale

Nei secoli XII e XIII furono elaborate 2 teorie: 1)giustificare la sottomissione dell’imperatore al papa; 2) desacralizzare il potere imperiale. Si affermò la concezione ierocratica (basata sul potere dei sacerdoti) che trovò un ultimo seguace in Bonifacio VIII il quale operò in modo differente rispetto ai suoi predecessori, in quanto il suo principale antagonista era il re di Francia e non l’imperatore. Bonifacio VIII pose la sua attenzione sul Regno Angioino e su Firenze, che allora rappresentavano i 2 punti nevralgici della situazione italiana.
A Firenze, sede della grandi banche, nel 1293 si era prodotta una divisione tra i Guelfi: una divisione fra il partito intransigente dei Bianche e quella dei moderati ovvero dei Neri. Il papà nel 1301 inviò Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello, come Pacificatore, ma in realtà lo inviò in appoggio ai Neri, che ripresero il sopravvento e mandarono in esilio i Bianchi, tra cui Dante Alighieri.

Durante il suo pontificato, Bonifacio VIII indusse il Giubileo del 1300 che consiste in un percorso di espressione volto ad ottenere il perdono dei peccati e la guarigione spirituale, grazie all’aiuto della chiesa. In tal modo seppe recuperare l’attesa Escatologica, cioè il destino dell’anima, dopo la morte.
Bonifacio VIII agli inizi del 300 si scontrò con il re di Francia Filippo IV detto il Bello. Causa del conflitto fù l’arresto del vescovo di Pamiers, suo stretto alleato. Il conflitto tra Filippo IV e Bonifacio VIII andò ben oltre alle cause che lo avevano generato.

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