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La condizione della donna nel Medioevo


Per molto tempo la ricostruzione della condizione femminile nel Medioevo è avvenuta tramite i testi poetici del periodo (scuola provenzale, scuola siciliana, dolce stil novo) in cui se descriveva il corteggiamento e l’amore. Queste descrizioni avevano una base di realtà ma non erano sufficienti per capire quale fosse il reale ruolo della donna in quel tempo. I documenti più veritieri sono quelli di tipo giuridico. I base a queste fonti emerge un margine di autonomia femminile molto ridotto ed una libertà di azione scarsa. Oltre a questo, tramite i filosofi e gli uomini di Chiesa. possiamo anche risalire alla valutazione delle capacità intellettuali e morali date dall’uomo alla donna. Nel Medioevo vengono riscoperti i valori della filosofia aristotelica, tramite la scienza araba. Secondo la biologia aristotelica, le donne pur partecipando alla riproduzione, in essa avevano un ruolo passivo e quindi subordinato. Anche la visione della condizione femminile da parte degli uomini di Chiesa non era migliore e la loro necessità di controllo sulla donne veniva teorizzata con l’ausilio dei testi sacri. Nello studio della Bibbia essi privilegiavano i passi che sottolineavano la sottomissione all’uomo. Per esempio, S. Paolo afferma che il capo di ogni uomo è Cristo, il capo di ogni donna è l’uomo e il capo di Cristo è Dio, per cui all’interno di questa gerarchia sociale-religiosa, la donna occupa il gradino più basso. A conferma dell’inferiorità femminile veniva anche utilizzato spesso il racconto biblico della creazione secondo il quale il corpo della donna era stato creato dal corpo dell’uomo per essergli di aiuto e per permettergli di procreare. Per natura, la donna era quindi destinata al matrimonio e l’unica alternativa al ruolo di moglie, per le donne di elevata estrazione sociale, era il convento. Tuttavia anche questa alternativa era sempre utilizzata in funzione della supremazia maschile al quale andava, per diritto, l’intera eredità del feudo, evitando così che fosse spartita fra tutti i figli e tanto meno fra gli eredi femmine.
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