pexolo di pexolo
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Caratteristiche del buon magistrato


Nel Tresor Brunetto Latini dedica un’intera parte alle caratteristiche che, a suo parere, dovrebbe avere un buon magistrato. Secondo l’autore, il dodecalogo offerto da Brunetto era certamente condivisibile da tutta la popolazione, indipendente dal ceto sociale, ad eccezione di due punti, che probabilmente non piacevano ai popolari. Il primo è quello secondo cui chi è nobile di stirpe non è da preferire a chi non lo è, però se qualcuno è “nobile di cuore (valoroso) e di stirpe” è preferibile: secondo Brunetto, cioè, non basta la nobiltà di stirpe, però se c’è è meglio. Il secondo riguarda la ricchezza: chi è già ricco, secondo Brunetto, può governare perché non è esposto a corruzione (se già è ricco non ha bisogno di diventare più ricco); questo ragionamento può apparire fallace, perché non è detto che un ricco non possa aspirare ad accrescere il proprio benessere. Gli altri punti riguardavano l’età, l’intelletto, la cultura, il carisma, l’avere costumi onorevoli, etc. Secondo Maire Vigueur, sebbene questi punti siano condivisibili da tutta la cittadinanza, a ben vedere non sembrano rivolti ad un esponente del popolo quanto piuttosto ad un esponente dell’élite, soprattutto laddove si parla di cultura, di capacità intellettuale, perché coloro che avevano questo tipo di possibilità tendenzialmente appartenevano all’élite. Ammesso che non sia così, è evidente che Brunetto non identifica nel popolo niente gli permetta di governare meglio di altri: le doti da lui indicate non si possono certamente dire tipiche del popolo.

Bibliografia:

Progetti di trasformazione della società nei regimi di Popolo, Jean-Claude Marie Vigueur

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