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Angioini e Aragonesi nel regno di Sicilia

Carlo d'Angiò attuò nel Regno di Sicilia una politica molto diversa da quella accentratrice di Federico II, cui anche Manfredi si era richiamato: gli Svevi avevano tentato di sottomettere la feudalità assegnando i loro poteri a funzionari pubblici (la stessa strategia che sarà alla base dell'edificazione dello Stato moderno); Carlo d'Angiò, invece, si appoggiò ai baroni, anzi, rafforzò questo ceto assegnando numerosi feudi, che confiscò ai sostenitori degli Svevi, a nobili d'origine franco-provenzale.
Questa scelta ovviamente creò un diffuso malcontento, soprattutto presso i Siciliani che avevano già dovuto subire lo spostamento della capitale del regno da Palermo a Napoli. La situazione fu esasperata dall'aumento della pressione fiscale, indispensabile per finanziare le crescenti ambizioni internazionali di Carlo. Infatti, nonostante le promesse fatte al pontefice, anche il re francese tentò di estendere la sua influenza in Italia e nel Mediterraneo. Molti nobili iniziarono così a sostenere le pretese avanzate sulla Sicilia da Pietro III d'Aragona, che giustificava le sue ambizioni col fatto che aveva sposato una figlia di Manfredi, Costanza. Alla fine l'ostilità dell'isola nei confronti dei nuovi dominatori esplose il 31 marzo 1282 in una rivolta antifrancese, nota come i Vespri siciliani.

A sostegno dei rivoltosi, gli Aragonesi sbarcarono in Sicilia dando l'avvio a una guerra che si trascinò per un ventennio e terminò solo con la pace di Caltabellotta (1302), che assegnò la Sicilia a Federico d'Aragona, il quale assunse il titolo di re di Trinacria, e il Regno di Napoli a Roberto d'Angiò (1309-1343), sovrano raffinato, amante della cultura e apprezzato da letterati come Petrarca e Boccaccio. Secondo gli accordi di pace, alla morte di Federico la Sicilia sarebbe dovuta tornare agli Angioini ma ciò non avvenne.
La pace di Caltabellotta sancì la fine definitiva del regno normanno-svevo che fu la più importante compagine statale non solo del Mezzogiorno, ma dell'intero Medioevo italiano.

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