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I viaggi romani



Sulle strade romane si viaggiava a piedi, a cavallo o sui carri (calessi a due ruote, carri a quattro ruote, anche coperti per dormirvi). Le ruote dei carri erano di legno, cerchiate di ferro e prive di molleggio; i carri perciò sobbalzavano a ogni asperità della strada. Per evitare questo inconveniente, chi poteva permetterselo faceva ricorso alla lettiga, una specie di poltrona-letto a baldacchino, chiusa da tendine: il viaggiatore se ne stava comodamente nell’interno, mentre sei o otto schiavi lo trasportavano sulle spalle.
I viaggiatori si orientavano grazie agli itinerari, mappe schematiche che mediante simboli fornivano dati sui luoghi e indicavano le distanze e le stazioni di posta. Esistevano mappe di varie regioni dell’Italia, della Francia, del Belgio, della Germania.
Lungo la strada si trovavano taverne e stazioni di posta in cui si potevano cambiare i cavalli e pernottare. L’amministrazione statale si serviva di queste stazioni per il servizio postale: già in epoca romana, infatti, si recapitavano a pagamento lettere e messaggi. Ogni cinque stazioni di posta se ne trovava una più organizzata, con polizia, veterinario, maniscalchi per ferrare i cavalli, carpentieri per riparare i carri eccetera.
Col passare del tempo le stazioni si trasformarono in città. E così che nacquero Salisburgo in Austria e Mannheim in Germania.
Poiché la maggior parte dei carri non era molto veloce, il traffico commerciale sulle strade era per lo più locale. Era infatti più rapido e meno costoso spedire merci per nave piuttosto che trasportarle per via di terra.
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