Culti orientali nell'impero Romano


Le condizioni spirituali in cui vivevano gli abitanti dell’impero romano erano piuttosto negative. Le persone, specialmente delle classi più colte in Italia e a Roma, si erano abituate a pensare (dopo quanto avevano visto: corruzione, assassinii, imperatori folli) che la malvagità, l’egoismo, la sete di dominio e di piacere fossero i sentimenti predominanti nell’uomo. Si erano anche avvezzate a pensare che la religione tradizionale fosse una cosa ormai assurda: come si poteva adorare, al pari di uri dio, un pazzo come Caligola? E come si poteva ancora credere a Giove, Giunone, Marte, Venere?
Da tutto ciò derivò, per le classi colte, una perdita di religiosità, accompagnata spesso dal desiderio di qualcosa di nuovo, di un sistema filosofico, una religione, che aiutassero gli uomini a ritrovare la via dell’ordine, dell’onestà, della pulizia morale.
Così si diffusero in Roma religioni, miti, credenze esotiche: il culto di Mitra dei Persiani, il culto di Iside e Osiride degli Egiziani, il culto asiatico di Cibèle, i culti greci di Dioniso e di Orfeo.
Questi culti erano caratterizzati dai misteri, perché per praticarli ci si riuniva in segreto, seguendo un rituale noto solo agli iniziati.
Parecchi di questi misteri (Attis, Adone, Mitra, Osiride) erano basati su un’idea fondamentale: il mondo era corrotto e pieno di peccato, ma un giorno si sarebbe rinnovato, ad opera di un Dio salvatore
Fra gli intellettuali si diffuse inoltre la filosofia stoica, che concepiva la vita umana come un dovere.
Le classi più umili restavano attaccate alla religione tradizionale, ma la fiducia verso gli antichi dei era molto diminuita. Gli dei non aiutavano i poveri e, d’altra parte, come avrebbe potuto uno schiavo, un povero, un colono oppresso dalle tasse adorare un dio-imperatore che lo sfruttava e lo opprimeva?
Non c’è da stupirsi quindi se, quando cominciò a diffondersi una religione che aveva a capo il figlio di un falegname e che predicava l’uguaglianza fra gli uomini, vi sia stato un accorrere ad essa di uomini provenienti dai ceti sociali più umili, così come non c’è da meravigliarsi se tutti coloro che aspiravano ad un mondo migliore, più giusto, più umano accorressero al richiamo di una religione il cui fondamentale messaggio era di amore, di fraternità, di pace. Questa religione, come avrete certamente già capito, era il cristianesimo.

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