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La storia militare di Roma


La difesa della città prima e le necessità legate alle conquiste militari dopo resero l’organizzazione militare dì grande importanza per Roma. Nei primi tempi della monarchia e della repubblica il servizio militare era obbligatorio per i cittadini romani.
Dapprima vi fu un unico esercito: la legione, composta di 60 centurie [= cento uomini], divise in fanteria di linea,fanteria leggera e cavalleria, Probabilmente, con l’avvento dei consoli, le legioni divennero due. Il numero delle legioni variò nei secoli: salite a 45 durante le guerre civili, furono ridotte da Augusto (I secolo d.C.) a 25. Ma agli inizi del V secolo d.C. erano divenute ben 175, anche se con organici più ridotti. In origine ogni legione era formata da 3000 fanti e 300 cavalieri, ma il numero variò nei diversi periodi. L fanti erano raggruppati in coorti, manipoli e centurie; i cavalieri invece in turme di 30 uomini l’una.
La fanteria veniva schierata su tre linee: nella prima vi erano gli astati (armati di asta), i più giovani; nella seconda i principi princeps in latino significa”primo”, e questi soldati erano così chiamati perché un tempo venivano schierati in prima linea), i combattenti già maturi; nella terza i triarii (quelli della terza fila), i più anziani ed esperti. Ogni legionario era sempre armato di giavellotto e gladio (spada corta) e difeso da elmo, corazza, gambiere e scudo.
Gli ufficiali superiori erano i tribuni militari, quelli inferiori i centurioni (a capo delle centurie). La chiamata alle armi, il congedo e la ripartizione delle legioni venivano stabiliti dal senato, che ne affidava il comando ai consoli.
Grande importanza ebbero inoltre alcuni corpi specializzati che accompagnavano le legioni per costruire le strade, i ponti, gli accampamenti fortificati o le grandi macchine d’assedio.
La marina da guerra romana si sviluppò con le guerre puniche e permise a Roma di dominare il Mediterraneo. Sorsero anche grandi arsenali marittimi, dove le navi venivano costruite e riparate; i maggiori furono quelli di Miseno, vicino a Napoli, e di Ravenna.
Le navi da guerra avevano una vela quadra, utile per navigare con il vento di poppa; in ogni altra situazione, e quindi il più delle volte, dovevano utilizzare i remi. Le file di remi potevano essere due, tre, cinque; si parlava allora di navi biremi, ti-i remi, o anche quinquiremi.
Le navi erano lunghe un’ottantina di metri e armate con un rostro a prua, per speronare le navi nemiche. Infatti, nelle battaglie gli avversari cercavano di affondarsi reciprocamente speronandosi, scontrandosi, spingendosi a vicenda contro gli scogli. Nel contempo gli arcieri scagliavano frecce da una nave all’altra.
Le vittorie navali dei Romani durante le guerre puniche furono dovute anche a un’innovazione che permise di sfruttare sul mare la loro abilità di combattenti di terra, abituati a scontrarsi corpo a corpo col nemico. Le navi furono infatti dotate di un corvo, cioè di un lungo e solido ponte retrattile in legno, munito all’estremità di un robusto arpione. Il corvo veniva abbassato di colpo sulla nave nemica che si trovava a tiro, agganciandola. Armati di scudo e di gladio, i fanti passavano sul ponte e la invadevano. Nacque così l‘arrembaggio, nuova ed efficace tecnica di combattimento navale.
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