Iniziale sviluppo di Roma


L’«oppidum» Roma contava poche centinaia di abitanti, dediti all’agricoltura ed alla pastorizia. La terra era in comune (ager publicus); a ciascun capo di famiglia (pater) ogni anno ne veniva assegnato un pezzo diverso da coltivare. Per decidere sui problemi collettivi (assegnazione delia terra, difesa da eventuali nemici) si riuniva l’assemblea dei «patres» più anziani, che veniva detta «senatus» (senato), poiché in latino «vecchio» si dice «senex».
Col passare del tempo l’«oppidum» Roma si sviluppò: assalì degli «oppida» vicini, abitati dai Sabini (altra tribù latina) e li incorporò. Cominciarono anche ad infiltrarvisi elementi etruschi. Sappiamo che gli Etruschi erano ottimi artigiani e mercanti: molti di loro presero a visitare le rozze città agricole dell’Italia centrale, portandovi e barattandovi oggetti di ogni genere. Spesso, si vi fermavano stabilmente. Ciò avvenne anche a Roma.
A Roma gli Etruschi si infiltrarono in gran numero, determinando molti fatti nuovi. In primo luogo introdussero nella piccola città, la cui economia era prevalentemente agricola e pastorale, il commercio e l’artigianato. In secondo luogo determinarono mutamenti anche nelle strutture sociali; accanto ai vecchi nuclei familiari ai quali toccava per tradizione l’assegnazione dell’ager publicus, si crearono nuovi nuclei di abitanti: artigiani, operai, pittori, mercanti, la cui ricchezza non proveniva dal lavoro della terra, ma da altre attività.
Ciò provocò la fine degli scambi in natura e rese necessaria l'introduzione della moneta, che gli Etruschi conoscevano già da tempo.
L’immigrazione etrusca in Roma andò sempre crescendo, tanto è vero che si formò un grande quartiere etrusco, il vicus Tuscus. Parole etrusche entrarono nel linguaggio romano, nuove divinità (Menrva, Uni, Vestuna, Aplu, Neituns, Maris) vennero ad aggiungersi ai piccolo numero di divinità adorate dai Romani (Juppiter Laziaris, Fauno, Pale, che erano divinità agricole).
Roma, a un certo punto, da «oppidum» divenne «populus», cioè una grossa città, con un vasto territorio, numerosi abitanti dediti all’agricoltura, al commercio, all’artigianato.
Questo «populus» era in sostanza formato da tre elementi etnici: I Romani, i Sabini, gli Etruschi.
A quei tempi si usava dire che il «populus romanus» era composto da tre tribù: i Ramni (l'antichissimo nome dei primi abitatori della città), i Tizi (i Sabini) e i Lùceri (gli Etruschi).

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