Congresso di Vienna


Dopo la sconfitta di Napoleone Bonaparte (battaglia di Lipsia del 1813) tutte le potenze europee volevano rimettere a capo del proprio paese le famiglie reali che c'erano prima dell’impero napoleonico (es: in Francia tornarono a regnare i Borbone).
Così le tre potenze che avevano sconfitto Napoleone (Austria, Russia e Prussia), insieme all'Inghilterra ed alla Francia (che essendo stata sconfitta non voleva essere divisa tra i vincitori), si riunirono in un'assemblea che fu chiamata Congresso di Vienna e che durò dal 1814 al 1815.

L'impero napoleonico fu quindi diviso secondo due principi:

- principio di legittimità: rimettere a capo di ogni paese i legittimi sovrani, cioè quelli che regnavano prima delle conquiste di Napoleone, restituendo loro i propri regni (compresi i territori da loro conquistati);
- principio dell'equilibrio: ridisegnare i confini di ogni paese senza indebolire o rafforzare nessuno, in modo da garantire stabilità, ordine e pace, formando anche degli Stati cuscinetto intorno alla Francia, in modo che non potesse più cercare di conquistare nessuno.

L'Europa venne quindi divisa tra le principali potenze (Gran Bretagna, Austria, Russia, Prussia, Francia e Svezia), furono creati Stati cuscinetto (Paesi Bassi e Regno di Sardegna) ed in Italia tornarono ad esistere lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie.

Da questo restauro dell'Europa prende il nome l'età della Restaurazione → periodo storico che va appunto dal Congresso di Vienna (1814/15) ai moti rivoluzionari del 1848.
Dopo il Congresso di Vienna le tre potenze vincitrici (Austria, Russia e Prussia) decisero di formare un'alleanza militare detta Santa Alleanza → in nome della comune religione cristiana (rispettivamente in Austria cattolica, in Russia ortodossa ed in Prussia protestante) si impegnarono ad aiutarsi reciprocamente a soffocare eventuali tentativi di rivoluzione nei loro paesi per mantenere il potere assoluto di ogni re sul proprio regno.
A questa alleanza non presero però parte due importanti potenze:

- l'Inghilterra che, avendo una monarchia costituzionale, non volle allearsi con monarchie assolutistiche;
- lo Stato Pontificio, che non volle allearsi con potenze non cattoliche.

Moti rivoluzionari del 1820


In questo stesso periodo storico (tra 1700 e 1800) si era diffuso in Europa un nuovo movimento culturale detto Romanticismo → in contrapposizione alla razionalità caratteristica dell'Illuminismo si esaltavano adesso i sentimenti individuali e si recuperarono la tradizione, la storia e la religione come fondamenti di un nuovo ideale di Nazione → insieme di persone che abitano un territorio e condividono lingua, cultura, storia e tradizioni (diversamente da Stato → organizzazione politica che governa un preciso territorio e le persone che lo abitano).
Sulla scia degli ideali del Romanticismo (individualità ed identità nazionale), oltre che a causa della povertà diffusa, in alcuni paesi sottomessi a potenze straniere (es: Italia, Spagna e Grecia) nacque il desiderio di indipendenza e nel 1820 scoppiarono sommosse con lo scopo di ottenere una Costituzione per limitare il potere assoluto dei re e proteggere le libertà individuali dei cittadini.
I vari governi però non permettevano la libertà di stampa o le discussioni politiche in pubblico, quindi i rivoluzionari si dovevano riunire in segreto, nacquero così le società segrete → organizzazioni clandestine formate da intellettuali e borghesi con l’obiettivo di rivoluzionare l’organizzazione politica e sociale.
In Inghilterra la società segreta più famosa era la Massoneria, in Italia la Craboneria.
I moti del 1820 non ebbero però successo principalmente perché ad insorgere non fu il popolo, ma solo gli intellettuali e la borghesia.

Moti rivoluzionari del 1830-1831


Una nuova ondata di sommosse si ebbe nel 1830:

- in Francia salì al trono per volere del popolo Luigi Filippo d’Orleans (invece di Carlo X) e si ottenne la Costituzione;
- il Belgio si staccò dall’Olanda e diventò una monarchia costituzionale;
- la Polonia provò a staccarsi dalla Russia senza successo;
- la Germania provò a staccarsi dall’Austria senza successo.

Anche in Italia nel 1831 iniziarono rivolte mirate ad ottenere l’indipendenza dalle potenze straniere e l’unità nazionale → dopo il Congresso di Vienna l’Italia era infatti così divisa:

- Regno Longobardo-Veneto, Ducato di Parma e Piacenza e Granducato di Toscana → governati dall’Austria;
- Regno di Sardegna, comprendente anche Piemonte, Savoia (attuale Valle d’Aosta) e Liguria → governato dai Savoia;
- Stato Pontificio → governato dal Papa;
- Regno delle due Sicilie, comprendente la Sicilia ed il Regno di Napoli → governato dai Borbone.

L’ondata rivoluzionaria del 1831 in Italia non ebbe immediatamente successo, ma fece emergere dei personaggi di spicco che cercarono di ottenere l’indipendenza dalle potenze straniere (principalmente dall’Austria) e l’unità nazionale sulla base di tre diversi ideali:

- ideale repubblicano → ha come protagonista Giuseppe Mazzini, che nel 1831 fondò la Giovine Italia, società segreta che coinvolgeva anche il popolo e voleva, attraverso una rivoluzione quindi la violenza, che l’Italia diventasse una repubblica (non più monarchia), con un governo eletto dal popolo;
- ideale monarchico → ha come protagonisti Vincenzo Gioberti e Cesare Balbo che volevano, con riforme graduali e senza violenza, che l’Italia diventasse una nazione divisa in monarchie costituzionali;
- ideale federalista → ha come protagonista Carlo Cattaneo che voleva, con riforme graduali ma senza escludere la violenza, che l’Italia fosse una nazione divisa in Stati repubblicani.

Moti del 1848 in Italia


Un’ulteriore ondata rivoluzionaria si ebbe in Europa nel 1848 → in Italia in particolar modo portò alcuni re a trasformare i loro regni in monarchie costituzionali, cioè a concedere una Costituzione:

- nel Regno delle due Sicilie fu concessa da re Ferdinando II di Borbone;
- nel Regno di Sardegna fu concessa da re Carlo Alberto di Savoia (Statuto Albertino);
- nel Granducato di Toscana fu concessa dal Granduca Leopoldo II;
- nello Stato Pontificio fu concessa da Papa Pio IX.

Queste concessioni negli altri regni italiani spinsero i cittadini di Milano a ribellarsi alla dominazione austriaca → la lotta durò dal 18 al 22 marzo 1848 (ricordata come le famose “cinque giornate di Milano”) ed il risultato fu di cacciare gli austriaci.
Contemporaneamente anche Venezia insorse contro il dominio austriaco, riuscendo a cacciarlo → il 23 marzo 1848 venne proclamata la Repubblica Veneta.

Le vittorie di Milano e Venezia spinsero Carlo Alberto di Savoia ad allearsi con loro contro l’Austria, non perché desiderasse una vera unità nazionale, ma perché sperava di allargare il proprio regno a tutto il nord Italia → Ferdinando II di Borbone, Leopoldo II di Toscana e Papa Pio IX si unirono alla lotta controvoglia e per poco tempo, scoppiò così la Prima Guerra d’Indipendenza in Italia.

Una volta abbandonato dagli altri re Carlo Alberto si ritrovò quindi davvero a regnare sulla Sardegna e su tutto il nord Italia, con la difficoltà però di gestire le varie regioni che via via si liberavano dal dominio austriaco → dopo le iniziali vittorie subì una serie di sconfitte che lo costrinsero il 5 agosto del 1848 a firmare l’armistizio con l’austria, che si riprese così Venezia e Milano.


Verso l’unita’ d’Italia


Dopo la prima guerra d'indipendenza emerse nella vita politica italiana la figura di Camillo Benso Conte di Cavour → diventò prima ministro dell'agricoltura e del commercio, poi ministro delle finanze ed infine nel 1852 diventò capo del governo (presidente del consiglio). Aveva idee liberali-moderate ed il suo obiettivo era quello di liberare l'Italia dalla dominazione straniera, unificarla e renderla una monarchia costituzionale con a capo il Regno di Sardegna (Savoia).
Per fare questo prima di tutto cercò di rafforzare i rapporti economici con le altre potenze europee e di ottenere il loro appoggio, soprattutto quello di Francia ed Inghilterra, in un eventuale scontro contro l'Austria.
Cavour ebbe la sua opportunità nel 1854 quando scoppiò la guerra di Crimea (nei Balcani) → la Russia voleva espandere i suoi territori a danno dell’Impero Ottomano (Turchia), Francia ed Inghilterra invece non volevano e si schierarono con la Turchia → Cavour mandò in loro aiuto le truppe italiane ed i russi furono sconfitti.
I rappresentanti delle potenze europee si riunirono quindi al Congresso di Parigi nel 1856 per le trattative di pace e Cavour, avendo contribuito alla vittoria, riuscì a far partecipare anche il Piemonte ed a chiedere l’aiuto di Francia ed Inghilterra per cacciare gli austriaci dall’Italia.
Ottenne nel 1858 un incontro segreto a Plombières con Napoleone III (re di Francia) e si accordarono per cacciare l’Austria → in cambio del suo aiuto la Francia avrebbe ottenuto i territori di Nizza e della Savoia (Italia nord-occidentale, al confine con la Francia), mentre l’Italia sarebbe diventata una confederazione di tre stati:

- Regno dell’Alta Italia → governato dai Savoia;
- Regno dell’Italia Centrale → governato dal Papa;
- Regno dell’Italia meridionale → governato dai Borbone.

A questo punto Cavour doveva fare in modo che l’Austria dichiarasse guerra all’Italia, così la Francia avrebbe avuto la scusa per schierarsi in suo aiuto → dopo varie provocazioni da parte dell’Italia, l’Austria dichiarò guerra il 26 aprile 1859 → scoppiò così la Seconda Guerra d’Indipendenza e nel giro di pochi mesi l'esercito franco-piemontese riuscì a conquistare tutta la Lombardia (battaglia di Solferino e di San Martino del 1859).

Nel resto dell'Italia però continuavano le ribellioni per ottenere l'unità nazionale → la Toscana e l'Emilia Romagna cacciarono i legittimi sovrani (Granduca di Toscana e Papa) e si misero sotto la guida di Vittorio Emanuele II di Savoia (nuovo re del Regno di Sardegna). A Napoleone III però non piaceva l'idea di un'Italia unita (la voleva divisa in tre stati come aveva deciso a Plombières), quindi senza avvertire nessuno l'11 luglio 1859 firmò con l'Austria l'armistizio di Villafranca che stabiliva che:

- la Lombardia sarebbe rimasta al Regno di Sardegna (Savoia);
- il Veneto sarebbe rimasto all'Austria;
- il Granducato di Toscana e l'Emilia Romagna sarebbero ritornate ai legittimi sovrani (Granduca di Toscana e Papa).

Toscana ed Emilia Romagna però resistettero e Cavour nel 1860 riuscì ad ottenere la loro annessione al Regno di Sardegna e cedette a Napoleone III Nizza e la Savoia (come avevano deciso a Plombières).



Intanto anche nel Sud Italia c'era grande scontento e tra seguaci di Mazzini c'erano Francesco Crispi, Nino Bixio e Giuseppe Garibaldi che organizzarono una spedizione in Sicilia per cacciare i Borbone → l'11 maggio 1860 Garibaldi, partito da Genova con un esercito di volontari, sbarcò a Marsala, cacciò i Borbone (impresa dei Mille) e prese il comando dell'isola.
Pochi mesi dopo andò anche alla conquista della Calabria e della Basilicata fino a Napoli.
Cavour aveva paura che Garibaldi prendesse troppo potere, quindi decise che era arrivato il momento di estendere il dominio dei Savoia (Regno di Sardegna) anche al sud Italia → Vittorio Emanuele II di Savoia invase quindi lo Stato Pontificio nelle Marche e in Umbria (non nel Lazio, perchè aveva deciso con Napoleone III che il Lazio rimanesse al Papa) e proseguì fino a Teano (Basilicata), dove si incontrò con Garibaldi per ricevere da lui il comando dei territori conquistati nel sud.
Il governo chiese al popolo di votare ed il risultato fu l'annessione al Regno di Sardegna (Savoia) di tutto il sud Italia (Regno delle due Sicilie) e di Marche ed Umbria → il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II di Savoia venne proclamato dal popolo re d'Italia e Torino diventò la prima capitale di questo nuovo regno unito.

Tutto questo periodo storico che va dal Congresso di Vienna (1814-15) al raggiungimento dell’unità nazionale (per alcuni coincide con l’annessione dello Stato Pontificio e lo spostamento della capitale da Torino a Roma nel 1870-71; per altri invece coincide con la fine della I° Guerra Mondiale, con l’annessione delle province di Trento, Bolzano e Trieste nel 1919) prende il nome di Risorgimento → rinascita del popolo italiano e liberazione dalla condizione di divisione territoriale e di sottomissione alle potenze straniere.
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