Repubblica Romana - Vita quotidiana


I rapporti creati da Roma coi vari popoli soggetti furono assai utili: le popolazioni avevano infatti la sensazione di essere autonome, il che stimolava la produzione e i traffici, mentre, in realtà, era Roma a controllare tutto e ad usufruirne.
Roma così si sviluppò in maniera straordinaria. Nella città si diffusero ricchezza, benessere, cultura. Le case divennero vaste, eleganti, si prese l’abitudine di mangiare sdraiati sui triclinii, di sfoggiare abiti elegantissimi. Vennero coniate monete d’oro e di argento, comparvero oggetti, merci, materiali nuovi, provenienti dall’Oriente, da ogni parte del Mediterraneo. L’alimentazione si fece più raffinata: il pane era prodotto con lievito e farine depurate, sulle mense dei ricchi apparvero pesche, albicocche venute dall’Oriente, ostriche, salse complicate (fra cui il «garum», una salsa di pesce che veniva prodotta da industriali conservieri della Campania, «inscatolata» entro anfore o vasetti, ed esportata in tutto il mondo di allora).
Si diffusero i divertimenti: Roma fu invasa da attori, attrici, ballerine, avventurieri. Nel Circo Massimo si tenevano i ludi circensi (lotte di gladiatori, corse di bighe, esecuzioni di condannati a morte, lotta di schiavi con le belve, battaglie navali nell’arena allagata).
Anche la religione si modificò: entrarono in Roma divinità orientali, sebbene la popolazione più semplice restasse ancora fedele agli dei tradizionali ed al culto amoroso degli antenati (Mani) e delle divinità familiari (Lari e Penati).

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