Repubblica Romana - Cause guerre puniche


Le guerre puniche (cioè le tre guerre combattute da Roma contro i Fenici di Cartagine) furono durissime per i Romani (in complesso Roma vi perse circa 700.000 uomini e corse il pericolo di essere distrutta).
Perché scoppiarono? Si dice che Pirro, il quale aveva fatto una puntata in Sicilia mentre si trovava in Italia, avesse detto, lasciando l’isola: — Che bel campo di battaglia lascio a Romani e Cartaginesi!
In effetti le guerre furono originate anche dal desiderio di Roma e di Cartagine di impadronirsi della Sicilia, ma vi furono anche altri motivi alla loro origine.
Roma era diventata una grande potenza, controllava milioni di persone in Italia e questa massa di uomini rappresentava la possibilità di approntare eserciti formidabili per una nuova, più ambiziosa, politica di espansione.
Inoltre il controllo dell'Italia, la riscossione delle tasse, la costruzione di opere pubbliche, richiedeva una massa enorme di magistrati, funzionari, impiegati; a Roma, però, le cariche pubbliche erano gratuite ed erano privilegio di poche famiglie ricche. Come si poteva fare per trovare le persone necessarie? Si pensò di risolvere il problema col sistema degli appalti.
Lo Stato dava in appalto la riscossione delle tasse, la costruzione di strade, ponti, acquedotti. Nacquero così grandi società di appaltatori (societates publicanorum) che divennero ricchissime e potenti.
Nacquero in questo periodo anche le banche, cioè organizzazioni finanziarie le quali anticipavano danaro ad affaristi, industriali, appaltatori, e provvedevano a speculazioni per proprio conto.
Si stava formando, in definitiva, una nuova classe sociale, quella dei banchieri, degli appaltatori, degli affaristi. Si trattava di gente senza scrupoli, abile, audace, desiderosa di sempre nuovi guadagni (uno dei sistemi più diffusi per realizzare profitto era ad esempio quello di comprare per un pezzo di pane qualche palazzo in preda ad uno dei numerosi incendi che funestavano Roma; su quell’area si costruiva di nuovo, realizzando profitti enormi).
Questa nuova classe (formata da nuovi ricchi, liberti, provinciali) cominciò ad avanzare richieste politiche: voleva una politica estera di aggressione e di conquista (nuove conquiste volevano dire nuovi appalti) e spesso, per incutere terrore, si appoggiava al popolino o ad altri abitanti d’Italia (non sempre soddisfatti del dominio romano), minacciando di aizzarli alla rivolta.
Nacque così un partito, il partito democratico, i cui componenti erano detti cavalieri.
Cavalieri e popolino erano bramosi di espansione e furono tra i principali promotori dell’intervento militare di Roma in Sicilia, contro Cartagine.

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