Repubblica Romana – Problemi della Repubblica


I successi ottenuti dai plebei sul campo politico portarono un po’ di pace all’interno della città, il che permise di poter riprendere la guerra con Vejo, che stavolta si concluse brillantemente. Migliaia di ettari di terreno vennero conquistati, decine di migliaia di prigionieri vennero trasportati a Roma come schiavi.
Stavolta anche ai plebei vennero assegnate parti dell'ager publicus (ingrandito con le terre di nuova conquista).
Le conquiste posero a Roma nuovi problemi: bisognava creare una rete di amministratori e funzionari per governare le regioni incorporate, si doveva ingrandire l’esercito, si doveva affrontare un fenomeno che stava diventando preoccupante, cioè l’aumento del popolino.
L’enorme afflusso di schiavi registrato dopo le ultime guerre aveva fatto sì che, in pratica, a Roma non lavorasse più nessun Romano. Gli appartenenti alle classi agiate, liberi da occupazioni materiali, si davano alla politica, alla cultura, agli svaghi; coloro che vivevano prima da artigiani, operai, commessi, contadini si trasformarono in una massa di disoccupati, ai quali doveva provvedere lo Stato. Costoro si adattarono piacevolmente alla vita dei bighelloni: per sfamarli lo Stato distribuiva gratuitamente viveri ed essi passavano le loro giornate girando, tumultuosi e insolenti per la città, pronti a vendersi ad uomini politici senza scrupoli, a rubare. Erano avidi soltanto, come si diceva allora a Roma, di panem et circenses (pane e giochi del circo).
Un altro grosso problema da risolvere era quello di organizzare la schiavitù; i Romani capirono che il possedere una vasta rete di uomini-macchina che lavorassero per loro poteva essere molto utile, in quanto li lasciava liberi di occuparsi solo, e bene, delle faccende politiche e militari. Tuttavia era necessario controllare, organizzare scientificamente la massa degli schiavi: questo fu il compito al quale si dedicarono nei periodi successivi della loro storia.

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