Concetti Chiave
- Il rapimento delle Sabine è avvenuto nel 753 a.C. per risolvere il problema della scarsità di donne a Roma, organizzando una festa per attrarre i popoli vicini.
- Le donne sabine, rapite dai Romani, giocano un ruolo cruciale nel fermare il conflitto tra i due popoli, richiedendo la riconciliazione per evitare ulteriori lutti.
- La leggenda del ratto delle Sabine rappresenta non solo un atto di conquista, ma anche un simbolo di unione e della forza femminile nel ristabilire l'ordine.
- Diverse opere d'arte, tra cui la scultura di Giambologna e i dipinti di Jacques Louis David e Nicolas Poussin, reinterpretano il tema del rapimento, evidenziando la tensione tra violenza e pace.
- Il termine "ratto delle sabine" è diventato sinonimo di violenza e rapimento, ma la storia ha anche portato a una pacifica coesistenza tra Romani e Sabini, evidenziando l'importanza della memoria storica.
In questo appunto di Storia si tratta del rapimento delle Sabine, della guerra tra i due popoli, della storia nella leggenda e viceversa, con riferimenti alle opere ispirate da questo avvenimento storico.
Il rapimento delle Sabine
La città appena fondata (753 a.C) da Romolo, Roma, aveva un problema: la sua popolazione era essenzialmente maschile, le donne erano pochissime. Bisognava popolarla, affinché avesse un futuro.Ma come fare?
Le richieste di alleanze e di matrimoni avanzate da Romolo ai popoli vicini erano state respinte, allora il re ricorse a uno stratagemma: organizzò una festa, il 21 agosto, in onore del dio Conso, appunto chiamata Consualia, e invitò i popoli vicini. Questi accorsero numerosi, curiosi di vedere la nuova città. Arrivarono anche i Sabini, con donne e bambini, un popolo che viveva nell'epoca pre romanica nell'odierna Rieti, fino all'Alto Aterno, cioè la Sabinia. La loro città non aveva mura difensive perché non ne necessitavano: i Sabini essere molto, molto forti. Iniziò la festa e, sul più bello, al segnale di Romolo, i Romani rapirono le ragazze più giovani. I Sabini, non riuscendo a riavere le loro donne, guidati dal loro re Tito Tazio, assediarono Roma. Una giovane romana, Tarpea, tradì la sua città e permise ai Sabini di conquistare la cittadella.
Così Romani e Sabini si scontrarono sul terreno paludoso tra Campidoglio e Palatino.
Nel bel mezzo della battaglia, le donne sabine rapite dai Romani si misero in mezzo ai due eserciti dicendo: "Fermatevi! E' inutile combattere: servirebbe solo a renderci orfani o vedove". Il loro intervento ebbe successo. I due popoli si riconciliarono, per cui i Sabini e Tito Tazio entrarono a far parte della città di Roma che diventò così più grande e più forte.
Tra storia e leggenda
Il ratto delle Sabine è la leggenda più famosa in assoluto tra le vicende della Roma antica tramandataci. Da Plutarco l'atto è spiegato non come un rapimento o una cattiveria, bensì una necessità: mescolare i due popoli. Infatti molte erano le donne ma altrettante quelle vergini: nessuna maritata fu presa in ostaggio e per coloro che furono rapite non ci furono violenze ma anzi libera scelta se accettare o meno i diritti civili e politici della città di Roma, diventandone cittadine. A questo proposito, Roma, seppure sembra un nome femminile, è sempre stata associata alla forza maschile poiché leggenda narra che a crearla furono due uomini: Romolo e Remo. In realtà, proprio tramite il ratto delle sabine, abbiamo una nuova concezione della città: le donne riescono, senza la forza, a ristabilire l'ordine e fare di Roma una città ancora più forte. Se ci si sofferma meglio, anche un'altra guerra vide l'inizio e la conclusione proprio grazie e a causa di una donna: Elena di Troia nello scontro tra troiani e greci.Ad oggi, il termine "ratto delle sabine" ha preso ad indicare in generale una violenza: il rapimento di donne.
Non si tratta puramente di una leggenda poiché davvero i due popoli in questione si unirono pacificamente, e oggi molte sono le città che portano la memoria di questa impresa: Collato Sabino, Villaromana, Montesabinese, Carsoli.

Opere del Rapimento delle Sabine
Oltre alle città appena citate, il ratto delle sabine ha dato modo a diversi artisti di esprimere la loro bravura tramite la rappresentazione di questa leggenda. Il primo esempio è sicuramente Il ratto delle Sabine di Giambologna, oggi alla Loggia dei Lanzi a Firenze. Si tratta di una scultura in marmo, alta 410 cm, creata tra il 1580 e il 1583. I personaggi sono tre, tutti nudi: la giovane in alto, bloccata tra le braccia del giovane uomo a metà, in basso un anziano signore. La giovane ragazza e l'uomo in basso appaiono senza forze, una perché intrappolata dalle forti braccia del rapitore, l'altro perché anziano e impotente. In mezzo invece il rapitore, giovane uomo di spalle che appare con tutta la sua ferocia e la sua forza, anche tramite l'anatomia perfetta della composizione. L'opera è accanto al Perseo di Cellini, entrambi esempi di un'impeccabile capacità: quella citata pocanzi. Il torace del giovane è ruotato e i personaggi sono disposti ad S, creando una sorprendente armonia.Altra opera ispirata all'avvenimento storico sopra citato è Le Sabine: quadro di Jacques Louis David. Oggi al Louvre, realizzata nel 1794, l'opera è uno dei tanti segnali politici che l'artista esprimeva tramite le sue creazioni. In questo caso David si trova ad esprimere il proprio parere sulla Francia rivoluzionaria di Robespierre: riporre le armi, riconciliarsi dopo l'epoca di terrore della Rivoluzione. Segnale di pace già espresso dalle donne Sabine, che in quest'opera prendono il messaggio di David e lo traducono in arte. Lo stile è realistico e morbido, anche in questo caso ci sono i corpi nudi (nonostante fosse illegale in epoca rivoluzionaria) ma lo sono solo i soldati, sia i sabini sia i romani e i bambini. Le donne, invece, sono al centro, in piedi a chiedere la deposizione delle armi, vestite, forti e decise.
Infine c'è un'anziano anche qui: si tratta di una donna, per terra, vestita di verde, che si sta spogliando in segno di ribellione e disperazione, per attirare l'attenzione dei combattenti.
Nicolas Poussin, invece, mostrerà il suo dipinto dal titolo Il ratto delle Sabine, nel 1634, oggi al Louvre. Romolo, in quest'opera, è rappresentato con il mantello rosso, si erge verso l'alto in onore della creazione di Roma. Un quadro tipicamente barocco che sarà d'esempio per la maggior parte dei dipinti "di guerra" successivi, da Degas a Picasso, per via della sua perfetta prospettiva. Nicolas lascia da parte gli elementi della scultura romana per dare spazio ad un'ambientazione caotica e violenta, come quella narrata dalla leggenda. La prospettiva e i movimenti appaiono esprimere a pieno il rifiuto all'unione dei due popoli. Nonostante questo, nessun sangue è sparso e la vista della violenza appare quasi sfocata, data la moltitudine di uomini in azione, tra cui una donna anziana, anche in questo caso, piegata in avanti e un cavallo bianco tramite il quale il suo padrone è intento a rapire una giovane donna in abito blu.
Per quanto riguarda l'arte cinematografica abbiamo questi esempi:
- Il ratto delle Sabine di Mario Bonnard
- Romolo e Remo di Sergio Corbucci
- Sette spose per sette fratelli di Stanley Donen
Domande da interrogazione
- Qual è stata la motivazione dietro il rapimento delle Sabine da parte dei Romani?
- Come si sviluppò il conflitto tra Romani e Sabini dopo il rapimento?
- Qual è il significato del ratto delle Sabine nella storia e nella leggenda di Roma?
- Quali opere d'arte sono state ispirate dal rapimento delle Sabine?
- Come è cambiato il significato del termine "ratto delle sabine" nel tempo?
Il rapimento delle Sabine, avvenuto nel 753 a.C., fu un atto necessario per popolare Roma, che aveva una popolazione essenzialmente maschile. Romolo, re di Roma, organizzò una festa per attrarre i popoli vicini e, al momento opportuno, rapì le giovani donne sabine (testo).
Dopo il rapimento, i Sabini, guidati dal re Tito Tazio, assediarono Roma. Tuttavia, le donne sabine rapite intervennero durante la battaglia, chiedendo la pace e la riconciliazione tra i due popoli, il che portò all'unione pacifica (testo).
Il ratto delle Sabine è considerato una leggenda fondamentale della Roma antica, simboleggiando l'unione tra due popoli. Plutarco lo descrisse come un atto di necessità per mescolare le popolazioni, evidenziando il ruolo delle donne nel ristabilire l'ordine (testo).
Diverse opere d'arte sono state create ispirandosi al ratto delle Sabine, tra cui la scultura di Giambologna, il dipinto di Jacques Louis David e l'opera di Nicolas Poussin, ognuna delle quali interpreta l'evento con stili e messaggi diversi (testo).
Oggi, il termine "ratto delle sabine" è spesso associato a un atto di violenza, in particolare al rapimento di donne, distaccandosi dalla sua origine storica e leggendaria che rappresentava un'unione pacifica tra Romani e Sabini (testo).