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CITTA' SEPOLTE

Era il 24 agosto del 79 d. C. quando improvvisamente il vulcano Vesuvio cominciò a eruttare. Molte delle ventimila persone che vivevano ai piedi del vulcano non ebbero il tempo di fuggire. L'eruzione durò molti giorni e quando terminò le città di Pompei ed Ercolano erano ricoperte da quasi nove metri di fango, cenere e lava. Negli anni successivi le due città sepolte vennero completamente dimenticate. Passarono diciasette secolo quando, durante lo scavo delle fondamenta di una villa sulla collina dove sorgeva Ercolano, furono scoperte per caso tre statue e una lastra di marmo.
Questa recava incisi il nome di un cittadino romano e la data del 38 a.C. Gli scavi che si sono susseguiti dopo questa scoperta hanno riportato alla luce una città intera perfettamente conservata. Se oggi si va a visitare Pompei e Ercolano, si vede che tutto è rimasto esattamente com'era in quel lontano giorno di agosto: un maialino arrostisce allo spiedo, i cani sono legati ai pali, molte persone si rifugiano negli angoli delle case e si coprono il viso con le mani per proteggersi dai fumi mortali. Sembra che la vita quotidiana si sia conservata inalterata nel tempo. Quando però Pompei fu riportata alla luce, i resti delle persone e degli animali erano spariti. Solo le impronte nella lava ormai indurita indicavano la loro posizione. L'archeologo Giuseppe Fiorelli ebbe allora una brillante idea: riempì le impronte con del gesso liquido che, una volta rappreso, formò dei calchi perfetti dei corpi. Con questo sistema riuscì a riprodurre persino l'espressione dei visi della gente. Così, guardandoli oggi, possiamo capire quanto fossero terrorizzati dall'eruzione del vulcano
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