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La città di Ebla e il suo archivio


La città di Ebla era nota agli studiosi solo per alcune informazioni e notizie narrate da Egizi, Assiri e Greci. Si sapeva che il suo massimo splendore era stato attorno al 2400 a.C., ma non si sapeva dove fosse esattamente localizzata. Per quattro anni gli archeologi di una spedizione italiana scavarono nel deserto della Siria tra i resti di una città senza conoscerne il nome, finché, nel 1968, un’iscrizione su una statua permise finalmente di identificarla proprio con la tanto ricercata Ebla.
Fu scoperto anche un archivio enorme, con quasi 15.000 tavolette di argilla scritte. Le tavolette, che venivano prima incise su entrambi i lati, finché l’argilla era tenera, e poi lasciate essiccare al sole, erano state depositate nell’archivio su appositi scaffali di legno. Oltre a varie informazioni sulla politica e l’amministrazione, apprendiamo dall’archivio che in tutto il regno esistevano scuole per scribi (la professione più importante di quel tempo), che nei rapporti commerciali si usavano vocabolari bilingui, in su- mero e in eblaita (la lingua di Ebla), che si utilizzavano enciclopedie, o raccolte di parole ordinate per argomento, e libri scolastici. Molte
delle tavolette ritrovate erano state appunto usate come quaderni dagli scolari, che si esercitavano su di esse.
Su alcune, infine, è stato possibile ripercorrere la carriera di uno scriba del tempo, un certo Azi. In una di queste Azi è uno scolaro che sostiene un esame per diventare scriba; in un’altra ha il , titolo di dub-zu-zu, che vuoi dire “colui che conosce le tavolette”; in un’altra ancora egli riappare al vertice dell’amministrazione di Ebla, quasi come un direttore generale di oggi.
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