Politica di Cesare


Una volta divenuto padrone di Roma, Cesare iniziò una vasta azione politica.
Nella sua persona si concentrarono le più elevate cariche dello Stato (fu tribuno a vita, dittatore perpetuo, censore) ed anche la più alta carica religiosa, quella di Pontefice Massimo, il che gli permise di controllare anche il ceto sacerdotale.
Cesare comunque preferì, fra tutti gli appellativi che gli spettavano, quello di «imperàtor», cioè dì «comandante in capo», ed a questa parola si finì per attribuire un valore maggiore, in quanto le si diede il significato di «colui che nella propria persona raccoglie i supremi poteri dello stato».
La politica di Cesare può essere riassunta così.
1. Eliminare le differenze tra Roma e le popolazioni italiche: venne infatti concessa la cittadinanza a tutti gli abitanti della penisola.
2. Eliminare i poteri politici di casta o di gruppo: Cesare ridusse il senato a un gruppo di vecchi che ogni tanto venivano interpellati per un parere e si servì, invece, di funzionari e «legati» abili e decisi, i quali governavano le regioni periferiche.
3. Moralizzare la vita pubblica: furono emanate leggi severis¬sime per colpire l’usura e le speculazioni, vennero aboliti gli appalti.
4. Riportare ordine anche nella vita comune: Cesare riformò il sistema monetario, il calendario, fece costruire un nuovo Foro, teatri, biblioteche, terme.

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