Opera di Ottaviano Augusto


Con Ottaviano quel processo di mutamento che l’organizzazione della società romana stava subendo da tempo si può dire giunto a compimento.
Governare i vasti e vari territori dei quali Roma era divenuta padrona richiedeva ordine, disciplina, chiarezza all'Interno della città. Dopo la conclusione delle lotte tra patrizi e plebei quest’ordine parve raggiunto, ma si perse di nuovo dopo le guerre puniche.
Dopo le guerre puniche la città fu lacerata dai contrasti tra senato e «nobilitas» da una parte e partito democratico dall’altra. Inoltre si era creato un grande disordine politico, in quanto erano troppe le forme attraverso le quali si esercitava il potere (senato, consoli, comizi tributi, comizi centuriati, pretori, etc.).
Si aggiunga a ciò la crisi agricola provocata dall’avidità di senatori, «nobilitas», affaristi.
La necessità di sanare questa situazione era già stata intuita da Mario, Silla e Cesare, ma solo con Ottaviano si giunse ad un’effettiva soluzione del problema.
Bisognava, in pratica, eliminare la repubblica, sopprimere senato, partiti, assemblee, magistrati, per concentrare il potere nelle mani di un uomo solo, il quale rappresentasse l'unità di tutte le forze dello stato.
Ottaviano fece ciò con molta cautela: l’assassinio di Cesare aveva insegnato che senatori, magistrati, partiti, non accettavano tanto facilmente dì farsi eliminare.
Mantenne perciò in piedi le forme della repubblica, ma nella sostanza costruì l’impero.

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