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Il Make-Up, dalla sua nascita sino all'Ottocento.

La storia del trucco, prende il via in Egitto, dove inizialmente era usato dagli uomini per funzioni religiose. Il loro desiderio per la bellezza aveva un significato spirituale, perché credevano che essa fosse gradita dagli dei e inoltre credevano che proteggesse dal male. Essi sugli occhi applicavano una polvere scura chiamata kohl che aveva una funzione protettiva dai raggi solari e veniva applicata con un bastoncino di avorio; questa polvere era il risultato di piombo, minerali, cenere, ocra, rame e mandorle macinati insieme. Oppure si applicavano sugli occhi delle creme verdi colorate (derivate dalla pietra malachite). Nelle ciglia applicavano un collirio (il primissimo mascara), le sopracciglia erano depilate e ridisegnate e il rosso argilla miscelato con l’acqua, veniva usato per le labbra e per le guance. Per tingere i capelli e le unghie utilizzavano un materiale vegetale chiamato henné.

In Grecia scurivano le ciglia con il colore nero e evidenziavano le labbra con dei licheni all’oricello invece le donne minoico-cretesi si truccavano gli occhi di blu, verde e azzurro illuminandoli con il kohl egiziano.

I romani tenevano molto alla propria cura personale, infatti furono loro a inventare le unguenti (maschere di bellezza create con ocra, vermiglione, cartamo e la porpora di Tiro) e a scrivere il primo manuale di trucco! Si massaggiavano tutto il corpo frequentemente con maschere di tutti i tipi e con prodotti oleosi; frequentavano assiduamente le terme. Le donne romane amavano il make-up! Negli occhi si mantiene l’uso del kohl ma usavano anche polveri a base di bismuto e galena (pasta ottenuta da formiche abbrustolite), invece per coprire cicatrici e imperfezioni, usavano cerotti neri a forma di neo. Per rendere la pelle più bianca utilizzavano il gesso e per allungare le sopracciglia sfumavano del carbone dolce con una mina di piombo.

Con l’arrivo del Medioevo si perde l’uso della cura del corpo e del make-up e solo nel Feudalesimo si ritorna ad apprezzare la bellezza femminile ma solamente quella nordica (pelle chiara e capelli biondi).
Durante il Rinascimento, la pelle bianca viene considerata simbolo di ricchezza e si inizia ad avere la prima vendita di trousse con i vari prodotti per tutto il viso: in quest’epoca le donne riprendono a contornarsi gli occhi. Il canone di bellezza rinascimentale era: mani curatissime, pelle bianca, incarnato roseo e perfetto, capelli chiari, sopracciglia sottili, zigomi e bocca rosee.

Durante l’epoca romantica il trucco al viso comincia ad essere associato al cattivo stato di salute. Pulizia e naturalezza erano i canoni di questo tempo tanto da considerare le donne pulite e leali.

Durante l’Età Vittoriana, le donne abbandonarono i cosmetici e lasciarono lo spazio a prodotti naturali come fiocchi d’avena, miele e rose.

Con la nascita della società borghese nel milleottocento, il trucco viene utilizzato da attori e da prostitute, ma rimane l’uso della pelle diafana considerato segno di grande fascino e femminilità in quanto si diceva che il pallore fosse legato all’intensità di sentimenti. E’ in questo periodo che le donne si armano di ombrellini parasole e guanti, per proteggersi dal sole. Per non utilizzare prodotti nelle guancie, le donne se le pizzicavano col fine di avere il colorito rosso tanto desiderato; nelle labbra non era necessario indossare il rossetto, ma averle ben curate con ciprie compatte usate per ovviare alle lucidità.

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